P1
 

PALATABILITY.
Non c’è motivo di usare il termine inglese perché in italiano si traduce: gusto.

“PANCINO gonfio” o  “in fuori”:.
Vedi addome.

PANNICULITE.
(vedi Freddo)

PAPULA.
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: “nodulino”.

PARACETAMOLO.
(vedi febbre)

PARAFIMOSI.
Il prepuzio (è la pelle che ricopre la sommità del pene) viene forzato oltre il solco coronario (è il “gambo” del glande che è la sommità) in genere per la terapia manuale della fimosi e non torna indietro.
Sintomi: dolore ed edema (rigonfiamento) del glande.

PARASSITI INTESTINALI.

I genitori non devono vergognarsi se il proprio figlio presenta i parassiti intestinali, perché questa infezione non dipende né dalla scarsa pulizia, né dalle condizioni socio economiche della famiglia ed è molto diffusa soprattutto fra bambini di meno di 10 anni, solo invece rara nei lattanti.

Ossiuri

L’infezione da ossiuri è più frequente quando le scuole sono aperte, perché c’è un’alta diffusione del parassita fra i compagni di classe.
Il contagio avviene da bambino a bambino soprattutto attraverso le mani, infatti, sotto le unghie, si raccolgono le uova del parassita che così possono essere portate alla bocca e ingerite. Nell’intestino tenue le uova si schiudono: il verme femmina, accoppiandosi con un maschio (che muore subito dopo) produrrà fino a centomila uova, che di notte, forse facilitata dall’abbassamento della temperatura corporea del bambino, andrà a deporre fuori della mucosa dell’ano.
Le proteine del parassita possono provocare allergia dando prurito e così il bambino, grattandosi, raccoglierà le uova sotto le unghie.
Le potrà ingerire nuovamente, reiniziando un altro ciclo o trasmetterle agli altri: per questo, chi ha contatti frequenti (i familiari e i compagni di classe) può essere infettato dai parassiti, con più facilità.
Sintomi
In molti casi la presenza degli ossiuri non provoca nessun sintomo e si scoprono solo perché si vede, nelle feci piccoli filamenti biancastri lunghi da 6 a 12 mm. simili, per aspetto, a fibre di tessuto. Quando, invece, i sintomi ci sono, il più caratteristico è il

  • prurito anale più intenso la notte, quando la femmina scende a deporre le uova.

È possibile che in alcuni giorni sia più intenso. Se le unghie non sono tagliate spesso, il continuo grattarsi può provocare lesioni sulla pelle con il rischio che si infettino.

  • disturbi del sonno, cioè insonnia e risvegli notturni, sono provocati dal prurito.
  • Le vaginiti, che danno il prurito vaginale, possono essere determinate dalla presenza di ossiuri che dalla mucosa anale vengono trasportati nella vagina ed è per questo che si consiglia  (lavare sempre le bambine dal davanti al dietro e mai viceversa).

Tutti gli altri sintomi, attribuiti in passato ai parassiti, dal digrignamento dei denti durante la notte, alle contrazioni muscolari presenti in più parti del corpo, al rallentamento dell’accrescimento in peso, non sono provocati dalla presenza degli ossiuri.
Diagnosi

  • Gli ossiuri si vedono con facilità a occhio nudo: è bene che i genitori controllino, periodicamente le feci emesse dal bambino, soprattutto se, anche solo qualche volta, dice che ha prurito o ci si accorge che si gratta il “sederino”.

In caso di dubbio o di incertezza si può eseguire lo scotch-tape, applicando, al mattino, proprio sopra lo sfintere anale, un pezzetto di comune nastro adesivo trasparente che va tenuto “appiccicato” per venti minuti. Dopo basterà staccare e ripiegare su se stesso il nastro adesivo (o applicare su un vetrino porta oggetti) che andrà portato al laboratorio, per essere esaminato al microscopio ottico. Se il bambino ha un prurito anale molto intenso e l’esame risulta negativo, è opportuno eseguirne un altro (sempre con lo stesso procedimento) dopo tre o quattro giorni.
La diagnosi esatta o la conferma potrà essere eseguita in laboratorio richiedendo un esame delle feci per la ricerca dei parassiti e loro uova.
-    Lo scotch-tape serve anche per la ricerca della tenia.

  • In molti casi i parassiti provocano un aumento degli eosinofili (è un particolare tipo di globulo bianco) nel sangue.

La cura

Prendere una sola dose di uno sciroppo che andrà ripetuta (sempre una sola volta) dopo quattordici giorni. Si può usare uno dei seguenti farmaci: mebendazolo, pirantel pamoato, pirvinio pamoato, albendazolo.

Quando finisce la convalescenza ed è possibile rientrare a scuola?
Dopo 24 ore da quando si è preso, per la prima volta, il farmaco specifico.

Giardiasi
La giardiasi è l’infezione da Giardia lamblia viene contratta ingerendo cibi o bevande contaminate: può non dare sintomi oppure la diarrea dura più di 10 giorni. Il contagio avviene da una persona all’altra attraverso l’acqua o il cibo.
La giardiasi si può sospettare anche quando, oltre la diarrea che dura più di 14 giorni, il piccolo paziente diminuisce di peso e ha dolori addominali, cioè “mal di pancia”, nausea, vomito o febbre.
La diagnosi si fa attraverso l’esame parassitologico delle feci.
La cura
Metronidazolo: 15mg/kg 3 volte al dì per 7 giorni


Trasmissione
-    interpersonale
-    attraverso l’acqua
Sintomi
-    diarrea
-    calo ponderale (calo di peso)
-    crampi addominali
-    distensione addominale
-    nausea
-    vomito
-    febbre
Diagnosi
-    va sospettata sempre quando la diarrea diviene persistente
-    esame feci per ricercare le cisti
-    enterotest per ricercare i trofozoiti

Criptosporidiosi
La diagnosi si fa attraverso l’esame parassitologico delle feci, per la cura, la criptosporidiosi guarisce da sola, in genere entro 2 settimane.
La cura
Idratazione orale (introdurre liquidi).


Malattia  autolimitante
Trasmissione
- interpersonale
- ingestione di alimenti contaminati
Sintomi
- diarrea per 10-14 giorni
- disidratazione
Diagnosi
- esame feci
- immunofluorescenza

Toxacara
Dal cane si può essere infettati dall’echinococco (ormai raro) o dalla toxacara. Per quest’ultimo parassita, anche se si può localizzare al polmone o al fegato, c’è da stare tranquilli, perché la malattia nell’uomo guarisce anche senza dover prendere medicine e all’animale si possono somministrare farmaci che impediscano ai vermi di “annidarsi” nell’intestino.
Tricocefalo
Il tricocefalo dà dolori addominali, disturbi alla defecazione e tenesmo (bisogno di evacuare, senza emissione di feci).
Ascaride
L’ascaride è un verme lungo 40 cm., che si può localizzare al polmone, ma oggi è difficile “incontrarlo”.
Tenia
Per la tenia è il malato stesso a riconoscere le parti del parassita nelle feci. I sintomi sono caratteristici, perché il dolore addominale (“mal di pancia”) e la nausea scompaiono quando il paziente mangia (una volta si diceva: “la bestia chiede da mangiare”).

Amebiasi

1ª possibilità    ciclo non patogeno
forma minuta vive nel grosso intestino e si trasforma in cisti che vengono eliminate con le feci da un portatore e arrivano all’uomo attraverso alimenti e acqua contaminata
2ª possibilità    ciclo patogeno
Forma minuta si trasforma in forma magna che è ricca di enzimi per cui può ledere la parete intestinale e colonizzare altri organi e possiede pseudopodi
Intestino
     soprattutto a livello del crasso ulcera “a bottone di camicia”
     perforazione, peritonite, intossicazione, colite necrotizzante
Sintomi:
- esordio subdolo in 3-4 settimane
- evacuazione ripetuta con 10-30 scariche/die (al giorno) di feci con muco e sangue
- dolore intenso nel 100%
Fegato:           ascesso epatico
Torace

Diagnosi

     Amebiasi intestinale
- anamnesi
- dimostrazione microscopica diretta dei trofozoiti (esaminare 6 campioni)
- tecniche di colorazione e coltura
     Ascesso epatico
- accertamenti immunologici
- puntura esplorativa ecoguidata
     La cura
-       Metronidazolo: 50 mg/kg/die in 3 dosi per 10 giorni fino a un massimo di 2250 mg/die (Flagyl cpr 250 mg)
-       Tinidazolo: 50 mg/kg/die in unica dose per 3 giorni (Fasigin cpr 500 mg)

Schistosomiasi
     Ciclo biologico: dura 6 mesi
Schistosoma mansoni è un trematode a sessi separati molto longevo (10-30 anni): allo stato adulto
1)   vive nei plessi venosi pericolici e perirettali, dove
2)   la femmina depone le uova (130-300 al giorno), e da qui
3)   arrivano nel lume intestinale (o al fegato o, se si tratta di
S. haematobium alla vescica)
4)   e vengono eliminati con le feci
5)   nell’acqua liberano la larva (miracidio), che
6)   nuota cercando l’ospite intermedio, un mollusco
7)   in esso si trasforma in cercaria, che
8)   sempre nuotando nell’acqua arriva all’ospite definitivo, penetrando per via transcutanea
9)   dalla cute le cercarie passano nella circolazione sistemica, e successivamente al cuore destro, al circolo polmonare, al sistema portale, dove
10)  si trasformano in vermi adulti e, avvenuta la fecondazione, risalgono la circolazione portale e arrivano ai plessi venosi pericolici e perirettali e si ricomincia dal punto 1
Decorso clinico
     Periodo di incubazione
-dermatite da cercaria, ma più spesso è
-asintomatico
     Periodo di invasione o tossiemico
corrisponde alla circolazione delle cercarie e alla maturazione del verme
-       febbre  definita febbre di Katayama
-       sintomi tossico-allergici
-       eosinofilia con valori di 10-20%
-       esame parassitologico delle feci: negativo
-       tests immunoenzimatici: positivi
     Periodo di stato: dopo 3 mesi dal contagio
-       diarrea muco-ematica
-       dolori addominali
-       tenesmo
-       nausea
-       meteorismo
-       epatosplenomegalia
-       ematemesi
-       disuria con ematuria finale
-       eosinofilia
-       esame parassitologico delle feci: positivo
-       tests immunoenzimatici : positivi
-       prelievo bioptico
     La cura
-    Praziquantel: 40 mg/kg in dose unica
-       Ossamnichina: 20 mg/kg in dose unica

Strongiloidiasi
Sintomi
-       dolori crampiformi ciclici
-       alternanza di diarrea e stipsi
-       malassorbimento
Diagnosi
-       esame parassitologico delle feci
La cura
-       Tiabendazolo: 25 mg/kg 2 volte al dì per 2-5 giorni

I parassiti intestinali sono più diffusi,fra  bambini e adolescenti, di quanto si ritenga perchè spesso non danno sintomi, oppure se li determinano vengono riferiti  ad altre malattie più comuni come avviene  per esempio quando è presente  diarrea o dolore addominale. Talvolta non servono nemmeno gli esami per la ricerca dei parassiti nelle feci,  perché non sempre è possibile riconoscerli.
Per fortuna  i vermi più diffusi, gli ossiuri,  si vedono quasi sempre a occhio nudo, infatti sono filamenti biancastri lunghi circa 1 cm che si notano nelle feci o nella zona intorno all’ano che  danno  prurito anale, che si accentua durante la notte, per questo i genitori, per cercare di capirne  la causa  guardano la zona anale e si accorgono della presenza dei vermi. In questo caso non è necessario nemmeno eseguire un esame, perché basta assumere una sola dose di uno dei farmaci , da ripetere  dopo 14 giorni, e si elimina l’infestazione da ossiuri. Tale cura è sufficiente anche a far guarire la vaginite che talvolta si può presentare  nelle femmine perché i parassiti passano con facilità dall’ano alla vagina.(per questo è bene insegnare alle bambine a lavarsi sempre  con un movimento dal davanti al dietro). La cura va estesa a tutti i membri della famiglia che dovranno cambiare anche  lenzuola e biancheria intima (è sufficiente un lavaggio normale).
Ci sono anche altri parassiti che possono infettare l’intestino:I principali sono: Giardia lamblia, Cryptosporidium ,Ascaris lumbricoides e  tenia che si trasmettono attraverso l’acqua o i cibi infetti. Ogni parassita dà un quadro clinico diverso, ma ci sono alcuni sintomi  comuni che possono farne sospettare la presenza .e che ovviamente sono a carico dell’intestino: si deve pensare alla possibile presenza di parassiti intestinali se   la diarrea non passa, soprattutto quando dura più di 14 giorni e c’è perdita di peso.
Quando si sospetti la presenza di un parassita intestinale è necessario eseguire l’esame parassitologico delle feci, 3 volte in 1 settimana a giorni alterni,ma in molti casi non si riesce nemmeno così a rilevare  la presenza di parassiti e allora è necessario, eseguire un esame del sangue per controllare se il numero degli eosinofili che sono un tipo particolare di globulo bianco, sia aumentato  (avviene in caso di allergia o di presenza di parassiti) e talvolta anche  la ricerca dei parassiti nel succo duodenale. Più semplice invece la ricerca di ossiuri e tenia, basta applicare fuori dell’ano uno scotch trasparente per 20 minuti, poi staccarlo, coprirlo con un’altra parte di scotch trasparente e portarlo in laboratorio. In conclusione la difficoltà delle parassitosi è di pensarci e diagnosticarle , infatti per ogni parassita serve un farmaco (lo deve prescrivere il medico)o un dosaggio diverso, ma da assumere comunque per bocca e si guarisce sempre .

PARONICHIA.

(Vedi Pareteccio).

PAROTITE.

La parotite è conosciuta anche come orecchioni. La parotite, per essere tale, deve riempire completamente quello spazio che ho definito “triangolo della parotite”, che è la fossetta a forma appunto di triangolo il cui apice si trova sotto l’orecchio e i due lati, quello anteriore è costituito dalla mandibola, mentre posteriormente è formato dalla nuca. Quando, invece, il rigonfiamento è ben circoscritto e isolato a forma di ciliegia (può essere anche di dimensioni maggiori), ma sempre ben delimitato rispetto ai tessuti circostanti, molto probabilmente si tratta di un linfonodo ingrossato a causa di qualche processo infettivo delle prime vie aeree, soprattutto di gola o orecchie.
Al di là dell’osservazione della sede del rigonfiamento, gli altri elementi della parotite sono tutti assai variabili:
-    la tumefazione può essere da una parte sola, o, come avviene in 3 bambini su 4, da ambedue i lati
-    dall’altra parte il gonfiore apparirà con un intervallo che varia da 1 a 5 giorni
-    il rigonfiamento massimo viene raggiunto in un tempo che varia da poche ore a 3 giorni e dopo che è comparso da un lato
-    anche la durata del rigonfiamento è variabile: in genere da 3 a 5 giorni, ma in alcuni casi, anche di più, comunque in 8-10 giorni il rigonfiamento scompare
-    la febbre può essere assente, alta e talvolta raggiungere anche i 40°C.

La cura

l   non dare liquidi aspri o aciduli, in particolare limone o aceto, perché possono evocare il dolore
l   è inutile applicare sulla zona pomate di qualunque genere, comprese quelle antinfiammatorie e di coprire, come si faceva una volta, la zona interessata (è inutile e il caldo accentua il fastidio e perciò l’irritabilità del bambino)
l   non è necessario dare nessuna medicina: si può usare il paracetamolo, da somministrare ogni 4 ore se c’è dolore o febbre
l quando il rigonfiamento è completamente regredito, il bambino può ritornare a scuola, perché non è più infettante.
La parotite fa paura soprattutto perché si teme l’orchite, che è l’infiammazione dei testicoli, che, si ritiene, danneggi la capacità riproduttiva del paziente, cioè, in pratica, non possa avere figli. Tutta questa paura è ingiustificata perché non è vero che non si possano avere figli
-    chi contrae la parotite prima dei 12 anni ed è la maggioranza perché la malattia è più frequente fra i 5 e i 10 anni di età, è difficile che abbia l’infiammazione dei testicoli, che, invece, si presenta in 1 paziente su 4 di più di 12 anni
-    non si ha mai l’impotenza, cioè resta inalterata la capacità di avere rapporti sessuali
-    è raro che si possa avere sterilità, cioè è falso ritenere che chi ha avuto la parotite da adolescente o da adulto non possa avere figli.
-    le femmine non corrono mai rischi, infatti l’infiammazione dell’ovaio si presenta solo in 1 caso ogni 20

Quando finisce la convalescenza ed è possibile rientrare a scuola?
Dopo 9 giorni dall’inizio del rigonfiamento.

PARTO CON EPIDURALE.
Si pratica mediante una anestesia epidurale che si fa iniettando carbocaina (o farmaci simili) all’interno della colonna vertebrale. È un metodo efficace, ma che presenta dei rischi come tutte le volte che si deve fare un’anestesia e introdurre delle sostanze dentro l’organismo. Per questo è un metodo che richiede delle strutture ben organizzate soprattutto per la parte dell’anestesia ed è da riservare solo a quelle donne che abbiano problemi medici o psicologici per cui non possono affrontare un parto naturale.

PASTI.
Per essere certi di far introdurre al bambino i vari principi nutritivi in modo equilibrato e proporzionato alle esigenze dell’accrescimento, ecco come devono essere ripartiti nell’arco della settimana i vari alimenti. Un bambino deve mangiare i vari tipi di cibo un numero determinato di volte alla settimana e perciò nel calcola bisognerà integrare i pasti dell’asilo con quelli di casa: ecco la ripartizione settimanale:

Per il pranzo

  • CARNE: 3-4 volte, massimo 5, alla settimana.

Va bene ogni tipo perché il valore nutritivo è eguale sia per la carne rossa che bianca o la parte anatomica da cui è stata tagliata. La migliore cottura è quella al tegame, mentre il barbecue non va usato più di una volta alla settimana. Il bambino dai 3 anni in poi ogni tanto può mangiare anche i fritti.

  • PESCE: 2-3 volte alla settimana.

Va bene qualunque tipo esclusi i crostacei, i molluschi e quelli sottolio, però sono da preferire quelli con poche lische, meglio se ne sono privi.

    • PIATTO UNICO DI CEREALI E LEGUMI: (pasta e fagioli, riso e piselli, pasta e ceci) 1-2 volte alla settimana.

Per la cena

    • UOVA: 1-2 volte la settimana.

La miglior cottura è alla coque.

    • FORMAGGI: 3 volte alla settimana.

          Sono molto importanti perché apportano calcio all’organismo.

    • SALUMI: 2 volte alla settimana.

Dopo che ha compiuto i 4 anni sono concessi anche gli insaccati.

    • PIZZA: 1-2 volte la settimana.

Da scegliere con il condimento preferito dal bambino, anche se la maggior parte sceglie la margherita.
Sempre

  • VERDURA: 2 volte al giorno, sia a pranzo che a cena (passato di verdura, piselli, insalata piacciono sempre a tutti i bambini).
    • FRUTTA: 2 volte al giorno sia a pranzo che a cena. In genere è da preferire quella fresca, ma che può essere sostituita da una spremuta di arancia.

Decalogo di buon pasto
1)   Il bambino deve arrivare a tavola con molto appetito, perciò non deve mangiare nulla al di fuori dei pasti principali, che sono la prima colazione a casa, eventualmente spuntino a scuola a metà mattinata, pranzo, merenda e cena. La merenda non deve essere mai troppo abbondante, perché il bambino deve arrivare a cena, come abbiamo detto, con la “fame”
2)   Grandi e piccini devono stare a tavola tutti insieme e mangiare le identiche pietanze.
3)   I bambini devono mangiare sempre insieme a tutta la famiglia, anche se i “grandi” tornano a casa tardi
4)   La prima colazione è un pasto importante, anche in questo caso va consumata insieme ai grandi con un sufficiente tempo a disposizione e la tavola deve essere apparecchiata con cura
5)   Non si deve iniziare a mangiare prima che tutti siano seduti
6)   Si deve mettere nei piatti solo la quantità di cibo che si pensa il bambino possa finire completamente, mai in eccesso nella speranza che ne mangi di più, infatti, in questo caso, si abitua solo a  lasciare gli avanzi. Indicativamente un bambino che va all’asilo consuma poco più della metà di una porzione di un adulto
7)   Durante i pasti la televisione deve restare spenta, non si deve fumare, né leggere, né rimproverare i bambini, ma parlare di argomenti che interessino tutti, anche i più piccoli
8)   Ad ogni pasto vanno consumate sempre frutta e verdura
9)   Il bambino non si deve alzare durante il pasto e i genitori, sperando che mangi, non devono seguirli con il piatto offrendogli il cibo
10) Per concludere ricordiamo che, secondo un grande fisiologo Tigerstedt, condimento è tutto ciò che rende gradevole il pasto, dalla tavola apparecchiata con cura, all’ambiente sereno e all’amore delle persone che si occupano dell’alimentazione del bambino

PATERECCIO.
È l’infezione della parte distale (finale) del polpastrello, mentre la paronichia è l’infezione della base dell’unghia. Si nota un rigonfiamento e un arrossamento del dito. All’inizio vanno usate pomate antibiotiche, da applicare 2 o 3 volte il giorno. Se c’è dolore e tensione è necessario usare antibiotici per via orale, per esempio amoxicillina più acido clavulanico per 7-10 giorni ed eventualmente incidere chirurgicamente la parte infiammata.

PAURA DEGLI ESTRANEI.
Inizia all’età di cinque mesi, raggiunge il massimo a un anno e mezzo e poi diminuisce soprattutto dopo i due anni, per questo quando il bambino incontra una persona che non conosce bene, spesso inizia a piangere

Che cosa fare

Gli si deve sorridere, avvicinarsi lentamente, giocarci in modo dolce.

PAVOR NOCTURNUS.
È un disturbo del sonno che si presenta nella prima parte della notte fra i 4 e i 12 anni di età: il bambino pur continuando a dormire, si mette a sedere nel letto, strilla, piange, ha gli occhi aperti, lo sguardo fisso da qualche parte ed è impaurito. Questo fenomeno dura da 15 a 20 minuti, dopo il bambino si riaddormenta e al mattino non ricorda nulla. Il bambino non va mai svegliato e non si deve fare nulla.
Si verifica nella prima parte della notte.
Il bambino si siede sul letto, grida, piange disperatamente e singhiozza, è sudato. I genitori non riescono a consolarlo e il piccolo è come se li ignorasse. Ha gli occhi aperti, ma continua a dormire. Dopo svariati minuti si riaddormenta e al mattino non ricorda nulla. È un disturbo che passa con l'età (in genere già durante gli anni della scuola elementare).

Che cosa fare

I genitori non devono svegliare il bambino, si tratta di un fenomeno che non richiede alcun trattamento.
Tale disturbo non ha nessun significato patologico e scompare durante l’adolescenza, perciò non c’è da preoccuparsi. Non servono farmaci.

PEDICULOSI
(è il termine con cui si indica la presenza di pidocchi nella testa). È importante distinguere le lendini (sono le uova del parassita) dalla forfora. Non è difficile farlo, infatti la principale differenza è che la forfora si trova depositata sul cuoio capelluto e se si soffia vola via, mentre le lendini sono saldamente attaccate al capello e si trovano a qualche millimetro dalla base.
L’infestazione da pidocchi si chiama pediculosi.
È più frequente fra le femmine e  fra i soggetti di età compresa da 5 a 11 anni
Per riconoscere la pediculosi.
Si deve controllare la testa del paziente. Le lendini, cioè le uova del pidocchio hanno una forma ovoidale, color avorio e sono attaccate saldamente al capello. Questo permette di differenziarle dalla forfora perché , soffiando, vola via. Le lendini per essere vive, devono trovarsi attaccate al capello,ma  a una distanza inferiore a 6,5 mm dalla base,cioè dal cuoio capelluto. In questo caso è molto probabile che il bambino abbia la pediculosi e si deve fare il trattamento con gli appositi prodotti. Se sono a una distanza superiore sono morte, infatti sono restate attaccate al capello insieme al quale sono cresciute;in questo caso non è necessario eseguire nessun trattamento.
Non c’è da vergognarsi: ecco perché
La pediculosi non è una malattia grave,infatti non determina mai  sintomi o complicanze serie. Il sintomo più fastidioso è il prurito. E’ provocato dalla saliva del pidocchio che esce quando il parassita punge la pelle per succhiare il sangue.
Non è una malattia dovuta alla scarsità di igiene. Non è nemmeno un segno di povertà. Al massimo si può dire che chi ha i pidocchi è stato “sfortunato” a incontrare qualcuno che gli ha trasmessi!
Il trattamento.
Vengono usati prodotti a base di
permetrina  lozione all’1% o shampoo o piretrina attivata che vanno applicate sui capelli due volte, infatti va  ripetuto il trattamento dopo una settimana. Viene usato anche il malathion allo 0,5% e all’1% di cui ne basta una sola applicazione.
Tutti i  prodotti vanno applicati sulla testa asciutta (i capelli non devono essere bagnati per evitare che il prodotto si diluisca e  sia meno efficace).
Dovranno essere lasciati sulla testa per circa 10 minuti, dopo sarà necessario un abbondante risciacquo con un normale shampoo.
Chi ha i capelli lunghi è sufficiente che l’insetticida venga applicato solo nella prima parte (pressappoco in quella fra l’attaccatura e la “passata”).
Non si devono tagliare i capelli: anzi quando sono lunghi il pidocchio arriva alla testa con maggior difficoltà. I capelli lunghi perciò proteggono dall’infezione dei pidocchi.
Per tornare a scuola basta aver eseguito un solo trattamento con gli appositi prodotti. Fra i più usati permetrina lozione all’1% o malathion.

Quando finisce la convalescenza ed è possibile rientrare a scuola?
Dopo aver eseguito il primo trattamento.

PEDODONZIA.
Specializzazione dell’odontoiatria che si occupa dei problemi dentali di bambini e adolescenti, dalla nascita al raggiungimento dell’assetto stabile delle arcate dentarie che si ottiene a 13-14 anni.

PENE

Dimensioni (fino alla pubertà hanno scarsa importanza, né possono predire la futura virilità)
Alla nascita è lungo da 3 a 4 cm, ma non ci si deve preoccupare delle dimensioni, perché fino a tredici anni aumenta di poco e solo a tredici anni si accrescerà in lunghezza e a quattordici in volume.
Finché il bambino porta il pannolino, ogni volta che si cambia, i genitali vanno lavati con acqua corrente ma solo per la pulizia della pelle esterna, cioè senza cercare di aprirlo.

Dimensioni medie del pene


Età

Lunghezza in cm (media)

Circonferenza in cm (media)

Neonato

3,5±0,4

3,3±0,3

1-9 anni

4±6

3,6±4,4

False erezioni: alla nascita il bambino può presentare delle erezioni, ma che non hanno nessun significato, come pure al mattino, oppure nel lattante prima di emettere urina, il pene può essere turgido, ma questo è dovuto semplicemente alla pressione esercitata dall’urina.
Se verso i sei mesi inizia a toccarsi i genitali, anche se prova un visibile piacere, i genitori non devono fare nulla, perché per il bambino è la scoperta di una parte del corpo simile ad un’altra.
Per fargli «ingrossare» i genitali: il bambino sovra peso o obeso può darsi che presenti il pene più piccolo degli altri bambini: basta che il bambino regolarizzi il peso, eseguendo una dieta e anche il pene si «allungherà», ma solo perché diminuisce il grasso del pube che lo ricopre alla base, facendolo apparire più corto.

PEPERONCINO.
Il peperoncino fa bene, infatti ha solo vantaggi. Contrariamente a quanto si pensa agli adolescenti, ma anche ai bambini di età superiore a 5 anni, piacciono i cibi saporiti e appetitosi, perciò gradiscono il peperoncino.
Al Sud d’Italia il 77% degli uomini e il   57% delle donne, mangiano piccante. Non si pensi che sia un errore,al contrario è una caratteristica salutare propria della dieta mediterranea, infatti la miglior campagna di prevenzione delle malattie renali sarebbe quella di  fare pubblicità al peperoncino. ”pizzica”, ma fa bene.E’ rosso, ma non solo non  “infiamma”, ma racchiude molti pregi che pochi altri nutrienti ne contengono tanti,sicuramente nessuno in  una tale piccola quantità.
Il peperoncino possiede un’azione diuretica (fa urinare), infatti fa bere, proprio perché rende i cibi piccanti e così fa  prevenire la formazione dei calcoli.                        
È “stomachico”  (migliora il tono e la funzionalità dello stomaco).
È anti-ipertensivo e anti-aterosclerotico perché protegge  e fa dilatare i vasi sanguigni e abbassa la concentrazione ematica (nel sangue) di colesterolo.
Inoltre è antiossidante, cioè previene l’invecchiamento
Infine il peperoncino rende saporiti  e piccanti i cibi senza ricorrere  al sale il cui abuso favorisce l’ipertensione.

PERCENTILI.
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: piazzamento o posto “conquistato” nell’accrescimento.
Il sistema dei percentili si applica soprattutto per la statura e il peso e permette di valutare l’accrescimento con assoluto rigore scientifico. È come se si mettessero 100 bambini in fila secondo l’altezza o il peso, iniziando dal più piccolo o dal più magro e proseguendo: il numero indicato dal percentile è quello che corrisponde al posto che avrebbe occupato il soggetto che stiamo esaminando, perciò il percentile 50 è il posto centrale e vuol dire che 49 soggetti hanno un’altezza o un peso più basso e 50 un valore più alto; 75° percentile significa che 74 bambini hanno un’altezza o un peso inferiore e 25 superiore. I percentili considerati normali sono quelli fra il 10° e il 90° (cioè fra il 10° e il 90° posto). Per l’altezza cambia l’interpretazione proprio in base alla ricerca statunitense: quelli che si collocano oltre il 90° percentile sono in continuo aumento, per cui nessuna meraviglia di trovare bambini alti, mentre è meno frequente rispetto al passato trovare bambini che si collocano sotto il 10° percentile; comunque, anche se il soggetto che stiamo “misurando” ottiene un simile piazzamento, non  necessariamente si tratta di una situazione patologica. La prima possibilità è che si tratti di una bassa statura familiare, cioè che i genitori siano bassi, perciò con un’altezza media inferiore a 163 cm (si ottiene sommando l’altezza del padre con quella della madre e dividendo per 2). In ogni caso, se il bambino ha un’altezza inferiore a quella indicata nella colonna del 10° percentile, lo si deve far visitare dal medico.
I valori dei primi due anni di vita sono poco indicativi perché la statura è influenzata dalle condizioni che il bambino ha trovato all’interno dell’utero della madre. Solo dopo tale età assume importanza il patrimonio ereditario, cioè le informazioni contenute nel proprio DNA. Dopo i 2 anni, trovato in quale percentile si colloca l’altezza del bambino, lo si potrà seguire fino a 18 anni e questa sarà l’altezza più probabile che avrà da adulto, cioè si può prevedere quanto verrà alto da “grande”.

PERTOSSE.
La pertosse è una malattia provocata dalla Bordetella pertussis. Può colpire tutte le età. È altamente contagiosa. Oggi grazie all’introduzione della vaccinazione se ne hanno pochi casi
L’intero decorso della pertosse si divide in 4 periodi di 2 settimane ciascuno: all’inizio abbiamo

  • 1° periodo, incubazione di 10-14 giorni,
  • 2° periodo, poi compare la tosse, è questo il periodo catarrale: la tosse inizialmente è presente solo la notte e prima è produttiva (grassa, cioè con “catarro”)

La diagnosi di pertosse sarà ancora più probabile se c’è tosse la notte e se all’inizio è produttiva (grassa) e in seguito diventerà secca, cosa che è abbastanza strana e inconsueta perché nelle malattie respiratorie avviene il contrario. Man mano che passano i giorni il bambino inizia a tossire in modo sempre più caratteristico e nel frattempo la tosse, sempre presente la notte, è comparsa anche di giorno. Siamo quindi così al

  • 3° periodo, quello degli accessi. L’attacco di pertosse è tipico: il bambino fa una serie di colpi di tosse secchi, esplosivi violenti, alla fine ha emesso tanta aria che deve compiere una inspirazione forzata e sarà proprio questa che provocherà il caratteristico “urlo”, come “risucchiasse” qualcosa.

Al termine dell’attacco il bambino può vomitare.
La pertosse si chiama anche “tosse cattiva”, ma bisogna stare attenti a non fare una “caccia alle streghe” e vederla in ogni bambino che tossisce in modo violento.
Sicuramente si può tossire quanto si vuole, ma se non c’è tosse la notte, non ha la pertosse. La tosse seguita da vomito oppure il bambino che diventa rosso quando tossisce sono segni che si ritrovano nell’attacco di pertosse ma da soli non vogliono dire nulla.

La cura

Si usa eritromicina, alla dose di 50 mg/kg/die per via orale in 3 somministrazioni giornaliere per la durata di 14 giorni.
La pertosse è una malattia infettiva che si cura bene con gli antibiotici e dopo solo sette giorni di cura il bambino potrà tornare a scuola indipendentemente dal fatto che vomiti o abbia molti attacchi.
I bambini che hanno avuto la pertosse è probabile che fino alla successiva estate, ogni volta che presentano rinite (raffreddore) o faringite e mal di gola, ricominceranno a tossire in modo più o meno simile alla pertosse, ma non si tratta di una ricaduta o di un nuovo attacco, è semplicemente un “ricordo”.

Da ricordare
Se il bambino non ha gli attacchi di tosse durante la notte sicuramente non ha la pertosse.

Quando finisce la convalescenza ed è possibile rientrare a scuola?
Dopo aver eseguito per 5 giorni la terapia con antibiotici.

PESCE..
Il pesce è un ottimo alimento ricco di proteine, di sali minerali fra i quali il fosforo. Contiene anche acidi grassi insaturi. I bambini e gli adolescenti mangiano poco pesce, perché i genitori lo cucinano raramente e, spesso, in modo sbagliato. Il pesce, come alimento, non ha nessuna caratteristica per cui non possa piacere ai bambini, infatti non ha mai sapori particolarmente intensi, e soprattutto è «morbido» e così non lo devono masticare a lungo: non che i bambini abbiano problemi con i denti, ma si «annoiano» a masticare troppo. Anche se, in questo caso, è un vantaggio per fare accettare meglio il pesce, raccomandiamo sempre ai bambini di masticare bene e a lungo il pasto, cosa che è un elemento essenziale per favorire la digestione dei cibi.
Le lische. Allora cosa è che non va del pesce? prima di tutto le lische, che per i bambini rappresentano un’insidia, qualcosa sempre in agguato, che gli impedisce una tranquilla degustazione del cibo. La fortuna, per esempio, dei bastoncini di pesce è stata quella che i bambini li potevano mangiare con tranquillità, certi che non avrebbero mai trovato le lische. La lezione è presto imparata: se prepariamo il pesce, che sia assolutamente privo di lische.
L’aspetto. I bambini vogliono sempre capire quello che mangiano: gli piace la coscia del pollo, perché la riconoscono sempre, è definita nello spazio, la possono anche prendere in mano; perciò loro non gradiscono mai il pesce che, una volta pulito, diventa un ammasso informe e un po’ viscido di carne, oppure quello che è «nascosto» sotto una salsa. Ecco allora un altro requisito che deve avere il pesce: oltre che senza lische, deve avere un ben preciso aspetto e anche questo è il secondo vantaggio dei famosi bastoncini di pesce. A questi requisiti rispondono molto bene, ad esempio, i filetti di pesce, che, se il bambino ha compiuto due anni, si possono cucinare anche fritti..
I pesci magri si possono dare già dal 6°-7° mese. Si potrà iniziare a somministrare quelli più magri seguendo la tabella che riportiamo.
Contenuto in grassi di alcuni pesci
Luccio             0,74%
Orata                           0,93%
Palombo                      1,17%
Branzino                      1,50%
Sogliola                       1,75%
Trota                           2,00%
Merluzzo fresco           2,60%
Dentice                        3,50%
I molluschi, i crostacei, il merluzzo salato, cioè il baccalà, le alici piccanti, i pesci conservati come le sardine e il tonno sott'olio non dovrebbero essere concessi al bambino prima dei 6-7 anni.
Il pesce azzurro (sarde, sgombri eccetera) va molto bene:è di basso costo ed ha un alto valore nutritivo.
Il pesce per chi ha meno di un anno di età
Finché il bambino non ha compiuto un anno, è bene che mangi solo trota o sogliola. Poiché nei primi mesi di vita, il bambino mangia il primo e il secondo mischiato insieme, si può preparargli così un brodo di pesce: in un litro di acqua si devono mettere 200 gr di sogliola, pomodoro, prezzemolo, aglio e cipolla. Si deve far bollire tutto per quindici minuti e poi passare. Dopo in 250 gr  di brodo ci si può far cuocere 20 gr di semolino o pastina.

PESCE RAGNO.
(vedi Pesci velenosi)

PESCI VELENOSI: pesce ragno e scorfano.
Un bambino sta giocando tranquillamente sulla sabbia: all'improvviso accusa un dolore acuto a tutta la gamba: probabilmente sarà stato punto dagli aculei velenosi del pesce ragno.  Se la stessa cosa avviene sugli scogli, la colpa sarà dello scorfano.
Il trattamento è identico a quello consigliato in seguito a contatto con i ricci di mare (vedi).

PESO.
Un bambino raddoppia il peso  a 5 mesi, lo triplica all’anno, infatti alla nascita è 3,300  kg per i maschi, 3 kg per le femmine e a 1 anno sono 10 kg, dopo di che, fino alla pubertà, si incrementa all’incirca di 2 kg all’anno e così a 2 anni quadruplica il peso della nascita
A due mesi di età l’aumento in peso settimanale inizia a diminuire e questo preoccupa i genitori, perché pensano “non cresce più come nei mesi e nelle settimane precedenti, probabilmente non sarà sufficiente il latte”, oppure “sarà necessario introdurre qualche alimento diverso”. Il rischio è che si commettano vari errori alimentari: che si aggiunga latte artificiale a quello materno, oppure che si inizino a dare troppo precocemente frutta o pappe con il rischio, in entrambi i casi, di determinare allergia alimentare. La situazione è diversa: è logico che il bambino crescendo aumenti meno in peso, perché se continuasse a crescere 800 grammi al mese, cioè 10 chili l’anno, a 10 anni sarebbe un quintale e due quintali a 20 anni. Per questo durante il primo anno diminuirà progressivamente l’aumento settimanale, che passerà da 3 a 5 mesi a 150 grammi alla settimana da 6 a 12 mesi a 100 grammi alla settimana, per assestarsi, durante i primi anni di vita a “solo” 2 chili all’anno.
Riassumendo

  • Il peso.
    • Triplica a 1 anno.
    • Quadruplica a 2 anni.
    • Peso medio: 3,5 kg. alla nascita; 10 kg. a 1 anni; 20 kg. a 5 anni; 30 kg. a 10 anni.
    • Incremento medio annuale tra 2 e 10 anni: 2,3 kg. all’anno.

Che cosa fare.  Ecco i tre errori da evitare e i tre comportamenti giusti da effettuare.
Falso
l   Non si può giudicare “a occhio” il peso del bambino, perché è sempre una rilevazione soggettiva e perciò inesatta, infatti il modello ideale a cui si rapporta l’aspetto del proprio figlio è quello dei personaggi dello spettacolo, spesso sottopeso per modelli professionali e, il più delle volte, “ritoccati” con interventi di chirurgia plastica.
l   Il confronto con i coetanei viene fatto non con il “tipo medio”, ma sempre con chi ha l’aspetto migliore e perciò si “perde” in partenza.
l   In genere si ricerca anche in bambini e adolescenti il “grasso” dove ce l’hanno gli adulti: la “pancetta” per i maschi, i fianchi per le femmine, ma spesso l’addome in fuori è dovuto alla colonna vertebrale, che nel tratto lombare è, durante i primi anni di vita, più piegato in avanti e i fianchi, nelle femmine, si ingrossano al momento della pubertà, ma si tratta di un fenomeno normale, comunque si tratta di un fenomeno normale.
Vero
l   L’unico sistema per scoprire se il peso va bene o meno è quello di misurare l’altezza del proprio figlio, poi pesarlo e, consultando la tabella che abbiamo preparato, valutare se vada bene o meno.
l   L’interpretazione dei dati dovrà tener conto anche dell’età, infatti l’accrescimento in peso, che si ha durante il primo anno di età, può essere influenzato dalle condizioni che il bambino ha trovato all’interno dell’utero (chi si è trovato meglio, nascerà con un peso maggiore). In genere durante il primo anno di vita l’accrescimento in peso ideale è di 200 gr alla settimana per i primi due mesi, di 150 dal terzo al sesto mese e di 100 gr nel secondo semestre. Dal secondo anno al quinto anno i bambini tendono ad essere più magri, mentre la tendenza all’obesità aumenta dopo il quinto anno, perciò l’obesità è tanto più grave quanto più precoce si è manifestata, soprtattutto se è avvenuta nei primi cinque anni di età.

  • È bene controllare periodicamente il peso e non contentarsi di una sola rilevazione, infatti da gennaio a luglio c’è la tendenza ad aumentare più in lunghezza che in peso, mentre da agosto a dicembre si ha il fenomeno inverso.

Il controllo del peso.
Controlla nella riga orizzontale corrispondente all’età di tuo figlio qual è il peso più vicino a quelli che abbiamo indicato, poi segui la colonna verticale fino in alto e controlla il piazzamento che ha ottenuto tuo figlio, poi leggi il risultato, in fondo alle due tabelle.

ECCO  IL PESO  NORMALE  PER  I  MASCHI


Età

5° posto

10° posto

25° posto

 50° posto (peso medio)

75° posto

90° posto

95° posto

6 mesi

6

6,5

7

8

8,5

9

9,5

12 mesi

8,5

9

9,5

10

11

11,5

12

18 mesi

9,5

10

10,5

11,5

12,5

13

13,5

2 anni

10,5

11

   11,5

12,5

13,5

14,5

15,5

3

12

12,5

13

14,5

15,5

17

17,5

4

13,5

14,2

15,5

16,5

18

19,5

20

5

15

16

17

18,5

20

21,5

23

6

17

17,5

19

20,5

22,5

24,5

26,5

7

18,5

19,5

21

23

25

27,5

30

8

20,5

21,5

22

25,5

28

31

34,5

9

22,5

23,5

25,5

28

31,5

35,5

39,5

10

24,5

25,5

28

31,5

35,5

41

45

11

27

28

31

35,5

40,5

46,5

51,5

12

30

31,5

35

40

45,5

52,5

58

13

33,5

35,5

39,5

45

51,5

59

65

14

38

40,5

45

50,5

58,5

65,5

72

15

43

46

51

56,5

64,5

72

79

16

47,5

51

56

62

70

78

85,5

17

51,5

55

60

66,5

74

83,5

91,5

18

54

58

62,5

69

76

88,5

95,5

ECCO  IL PESO  NORMALE  PER  LE FEMMINE


Età

5° posto

10° posto

25° posto

 50° posto (peso medio)

75° posto

90° posto

95° posto

6 mesi

5,5

6

7

7,5

8

8,5

9

12 mesi

7,5

8

8,5

9,5

10

11

11,5

18 mesi

9

9,5

10

11

11,5

12,5

13

2 anni

10

10,5

11

12

12,5

13,5

14

3

11,6

12

13

14

15,5

16,5

16

4

13

14

15

16

17,5

19

20

5

14,5

15

16

17,5

19,5

21

22,5

6

16

16,5

18

19,5

21,5

24

25,5

7

17,5

18,5

19,5

22

24

27,5

30

8

19,5

20,5

22

25

28

32

34,5

9

22

23

25

28,5

32,5

37,6

40,5

10

24,5

25,5

28,5

32,5

37,5

43,5

47

11

27

29

32,5

37

43

50

54

12

30,5

32.5

36,5

41,5

48

56

61

13

34

36,5

40,5

46

53

61,5

67,5

14

37,5

40

44,5

50

57

66

73

15

41

43,5

48

53,5

60,5

70

78

16

43,5

45,5

50

56

62

72,5

81

17

44,5

47

51

56,5

63

72,5

82,5

18

45

47,5

51,4

56,5

62,5

72

82,5

Il risultato:
-    se nella riga orizzontale corrispondente all’età trovi in qualunque punto, il peso di tuo figlio, vuol dire che l’accrescimento va bene e non devi fare nulla
-    se ha un peso superiore ai valori indicati nell’ultima colonna di destra o inferiori alla prima di sinistra, consulta il tuo medico

PESO IDEALE.
È il peso giusto, cioè è il valore del peso appropriato e proporzionato all'altezza. Ecco il peso ideale, cioè quanto si dovrebbe pesare a seconda dell’altezza

Statura (in cm)

Maschi

Femmine

75

98,1

95

80

11

11

85

12

11,5

90

13,5

13

95

14,5

14

100

16

15,5

105

17

17

110

18

18,5

115

20

20

120

22,5

23,5

125

24,5

25

130

26

28,5

135

29,5

32,5

140

33,5

36

145

37

39,5

150

40

44

155

44

47

160

49

50

165

55

55

170

60

63

175

65

70

180

70

 

185

72

 

Si deve cercare nella prima colonna il valore corrispondente alla statura del bambino o dell’adolescente,poi seguendo la riga orizzontale, controllare quanti chili  dovrebbe pesare.
Quello che ho indicato è il peso ideale di un bambino o di una bambina a secondo dell’altezza. Dopo aver rilevato i dati di vostro figlio considerate che il peso può essere il 10% in più o in meno  del valore indicato nella tabella ed essere sempre normale. È chiaro che più si avvicina al peso ideale che abbiamo indicato e meglio è. Per esempio un maschio (o una femmina)  che sia alto 115 cm sarebbe bene che pesasse 20 kg, ma è normale se pesa il 10%, cioè 2 kg in meno, perciò 18 o 2 kg in più cioè 22.
Su questa base va calcolata la distanza dal peso ideale, infatti per ogni altezza corrisponde un peso proporzionato.
Quando il peso è inferiore a quello dell’altezza più del 10% si parla di magrezza e non si deve mai superare un tale livello per evitare i danni che abbiamo descritto.
Al contrario se il peso è superiore, se la quantità è compresa entro il 10% si tratterà di una oscillazione compatibile e tollerabile, se è fra il 10 e il 20% si parlerà di soprappeso, se supera il 20%, di obesità.
Come si fa a vedere se va tutto bene:
1)   si cerca nella tabella l’altezza del bambino o dell’adolescente e poi si va a controllare quale dovrebbe essere il peso: questo è il peso ideale che dovrebbe avere
2)   si prende il peso reale del bambino o dell’adolescente, cioè quello che si scopre con la bilancia e a questo valore si sottrae quello del peso ideale che abbiamo trovato nella tabella. Questo risultato si divide per il peso ideale (quello che abbiamo trovato nella tabella). Il risultato di queste due operazioni si moltiplica per 100.
l   Se il risultato va da +10% a -10%, va tutto bene e non si deve fare niente
l   Se è superiore al 10% è soprappeso, se è inferiore a -10% è sottopeso e, in ambedue questi casi, si deve eseguire una visita medica ed eventuali accertamenti.


Da ricordare
si deve seguire la seguente formula:
peso reale - peso ideale;
il risultato ottenuto
si divide per il peso ideale
     il risultato ottenuto
si moltiplica per 100.

      Facciamo un esempio:
una ragazza di 18 anni, alta 1,70, dovrebbe pesare 63 chili, in realtà pesa 46 kg:
46 (peso reale) – 63 (peso ideale) = -17
-17 : 63 = - 0,27
- 0,27 x 100 = 27%
La ragazza pesa il 27% in meno di quanto dovrebbe pesare.

Accrescimento in peso

Età del bambino

crescita mensile media

crescita media al giorno

peso alla nascita: 3000-3500 *

 

 

1° mese

500-600

25-30

2° mese

800-900

25-30

3° mese

700-800

25-20

4° mese

600-700

20-25

peso del lattante al 4°-5° mese: 6500

 

 

5°-6° mese

600-500

20-25

7°-9°

450-600

15-20

10°-12°

450

15

Il bambino che non mangia: occhio al peso ideale
Per sapere se un bambino mangia a sufficienza basta pesarlo e misurarne l’altezza. I due dati poi andranno riportati nelle tabelle pubblicate. Si vede così se il percentile dell’altezza corrisponde, cioè ha lo stesso “numero” di quello del peso, cioè se l’accrescimento sia in peso che in altezza del bambino, va allo stesso ritmo. Facciamo un esempio per capire: se il bambino è al 75° percentile per l’altezza, vuol dire che se, idealmente, mettiamo in fila cento bambini iniziando dal più basso e fino al più alto, lui sarà al 75° posto. Naturalmente dovrà piazzarsi allo stesso posto anche per il peso, cioè il bambino deve essere tutto proporzionato.
Se invece il bambino pesa meno rispetto al valore che ci si dovrebbe attendere, secondo il dato dell’altezza, allora effettivamente pesa peno perché mangia meno.
Se il peso risulterà proporzionato all’altezza vuol dire che il bambino mangia a sufficienza e che quello che fanno i genitori va bene perciò non si deve cambiare nulla perché non è il bambino che mangia poco, ma sono i genitori che sbagliano a valutare la quantità di cibo che il figlio assume giornalmente. Questo è un errore frequente che fanno i genitori infatti si pensa che i bambini debbano mangiare molto perché devono crescere e così si pretende, anche inconsciamente, che mangino quasi quanto gli adulti. Se invece il bambino pesa peno rispetto a quello che dovrebbe essere il valore dell’altezza, effettivamente assume una quantità insufficiente di cibo. Allora bisogna capire perché non mangia.

PFAPA:
è una sigla che deriva dall’inglese Periodic Fever, Aphthous stomatuty, Pharyngity and cervical Adenitys. In italiano significa febbre ricorrente con stomatite aftosa, faringite e linfoadenite cervicale, che, , indica quei bambini che si ammalano spesso, in media ogni 3 o 4 settimane con febbre alta che dura diversi giorni..:
Ecco le quattro caratteristiche per riconoscere la PFAPA
Controllate i sintomi che il bambino presenta quando si ammala: se corrispondono almeno ai primi tre descritti, si tratterà di PFAPA
1)     FEBBRE: si verifica ogni 3 o 4 settimane, dura da 3 a 6 giorni, è alta, sopra 39°C, ma il bambino non ha nessuno dei segni tipici delle altre malattie che danno febbre e che sono frequenti soprattutto in autunno e inverno, perciò sono scarsi o assenti tosse, raffreddore, dolori ai muscoli o alle articolazioni e il bambino non ha brividi, né suda. Anche se si ammala spesso, cresce normalmente in peso e altezza e mangia la solita quantità di cibo.
2)     FARINGITE (è l’infiammazione della gola): la gola e le tonsille sono infiammate, cioè uniformemente arrossate e lo possono vedere anche i genitori, ma non c’è mai essudato, cioè “catarro”, che i genitori chiamano, impropriamente, “placche”. Le tonsille sono leggermente ingrossate, ma, comunque, con la scomparsa della febbre, anche la gola torna normale.
3)     LINFONODI: si infiammano (scientificamente si definisce linfoadenite), cioè si ingrossano, quando compare la febbre, potendo raggiungere anche i 5 cm di diametro, cioè pressappoco quanto un piccolo mandarino. Si capisce subito la benignità della situazione, perché i linfonodi, che si trovano al collo, ingrossano contemporaneamente nella parte destra e sinistra e la pelle che li ricopre non è mai rossa, né umida. Regrediscono, cioè tornano “normali” velocemente quando scompare la febbre.
4)     STOMATITE AFTOSA: nell’interno della bocca ci sono le afte che sono piccole “bollicine”, di diametro inferiore a 5 mm. Si formano quando si innalza la febbre e dopo 1 o 2 giorni si “rompono”, esce il liquido che era all’interno e l’afta, ora “svuotata”, resta coperta solo da una membrana giallo-grigiastra che cade dopo diverse ore e così si vede il fondo della lesione che è sanguinante, ma che si rimarginerà e guarirà, anche se può darsi che siano necessari da 5 a 10 giorni dopo la scomparsa della febbre. Le afte spesso sono così piccole e nascoste, che né i genitori, né il medico riescono ad osservarle, perciò, vedendole, si conferma la diagnosi di PFAPA, ma non la esclude la loro assenza.
La causa
Non si conosce esattamente la causa della PFAPA, ci sono tre ipotesi:
l         a provocarla potrebbero essere virus presenti nell’organismo del bambino che si “risvegliano, oppure
l         essere una risposta eccessiva dell’organismo, che si infiamma e produce la febbre ogni volta che arrivano anche pochi agenti infettivi e che avrebbe potuto eliminare con facilità sfruttando le proprie difese “normali”, perciò senza produrre sintomi, cioè come se per una piccola infrazione al codice della strada come un “divieto di sosta” venisse attuato uno spiegamento di forze come per un sequestro di persona
l         potrebbe trattarsi di una malattia autoimmunitaria, per cui verrebbero prodotti anticorpi che, invece di colpire l’avversario, cioè virus e batteri, facessero “autogol” e si rivolgessero contro l’organismo stesso.
Per i genitori scoprire che il proprio figlio ha la PFAPA è importante perché fornisce alcune indicazioni pratiche:
l   anche se una volta al mese al proprio figlio viene la febbre anche alta e gli dura fino a 6 giorni, si può stare tranquilli, perché non è più “debole” dei coetanei, non ha nessuna malattia grave ed è certo che, crescendo si ammalerà sempre meno e non avrà conseguenze per tutte queste frequenti episodi di febbre
l   anche se ogni volta che gli viene la febbre, gli si ingrossano e gli si infiammano le tonsille, non è necessario toglierle
l   la cura di questa malattia sembra il contrario del comune modo di pensare: gli antibiotici non vanno prescritti perché non servono e sono inefficaci, invece, se si somministra il cortisone appena la temperatura inizia a salire, si fa scomparire la febbre.

 
 
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