E
 

ECTASIA.
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: dilatazione.

ECZEMA.
È il vecchio termine di origine europea, ma la malattia è conosciuta come dermatite atopica (vedi).

ELETTROSMOG.
Non ci  sono, alla stato dell’arte attuale, sufficienti prove scientifiche per stabilire la nocività delle onde elettromagnetiche, dei campi elettromagnetici e degli elettrodotti, ma nello stesso tempo non ci sono studi che escludono con assoluta certezza la possibilità di una relazione fra  onde elettromagnetiche e tumori. Ma sul rapporto fra leucemia e onde elettromagnetiche, i dati sono contrastanti, infatti, nonostante che nell’ambiente ci sia sempre una maggior quantità di onde elettromagnetiche, non si è trovato un aumento totale del numero di leucemia.
È stata riportata la notizia (The Lancet OI 2002) che in Spagna  è stata chiusa una scuola  vicino a una sorgente di onde elettromagnetiche perché si erano verificati fra gli alunni 4 casi di leucemia linfoblastica acuta.
È opportuno comunque adottare forme prudenziali per  tutelare la salute di chi vive in prossimità di tali sorgenti.

EMATURIA.
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: sangue presente nelle urine.
È la presenza di sangue nelle urine. Può essere macroscopica quando le urine assumono una colorazione rossa, cioè si vedono a occhio nudo. Viene definita microscopica quando il colore e l’aspetto delle urine è normale e i globuli rossi si vedono solo al microscopio.

EMICRANIA
(vedi Cefalea)

EMOPOIESI.
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: produzione di globuli rossi.

EMOSTASI.
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: arresto di una emorragia.

EMPOWERMENT.
Non c’è motivo di usare il termine inglese perché in italiano si traduce: ottimizzazione della persona. In medicina indica la responsabilizzazione della persona affinché sfrutti le proprie possibilità al livello massimo consentito.

ENCOPRESI.
È la defecazione al di fuori dei luoghi idonei effettuata da un bambino che abbia superato l’epoca del controllo sfinterico delle feci (2-3 anni). Più frequente di giorno;interessa 1, 5-3% dei bambini, ed è più frequente nei maschi. Nel 25% dei casi si associa, spesso alternandosi, all’enuresi. Gran parte dei casi di encopresi si risolve spontaneamente dopo alcune settimane o mesi.

ENTERITE ACUTA.
È una malattia estremamente diffusa: è più frequente tra i bambini di meno di 3 anni: in questa fascia di età, in Italia, la presentano ogni anno un milione di bambini, mentre 110.000 la presentano in 3 diversi periodi dell'anno.
In genere dura da 3 a 4 giorni (la seconda giornata è quella in cui  è più intensa).
Nel 6,1% dei casi, cioè in 10.000 bambini  dura però più di 14 giorni.
È provocata soprattutto dai virus, in minor misura dai batteri. Alcuni agenti infettivi sono presenti tutto l'anno (adenovirus e campylobacter) altri  solo in alcuni periodi dell'anno:la salmonella nella tarda estate e in autunno, i rotavirus da febbraio ad aprile.
I rotavirus  sono gli agenti infettivi più frequenti della diarrea del bambino, infatti sono responsabili di un terzo di tutti i casi che si presentano nei primi 3 anni di vita.
Alcuni sintomi possono aiutare i genitori a capire se la diarrea sia determinata dai virus o dai batteri. È determinata dai virus se le scariche sono meno di 8 al giorno e c'è vomito.
La diagnosi certa per capire la causa, cioè identificare l'agente infettivo responsabile dell'enterite è eseguire un esame delle feci che si chiama coprocoltura. Se vengono rilevati virus non è necessario assumere antibiotici, ma anche se vengono evidenziati batteri patogeni, cioè responsabili della diarrea, non sempre è necessario assumere antibiotici. Per la cura e il tipo di alimentazione vedi: diarrea.

ENTEROVIRUS.

Gli Enterovirus penetrano nell’organismo attraverso due vie, quella respiratoria (attraverso l’aria respirata) o quella digestiva soprattutto attraverso le mani sporche.

Dopo i  virus si fermano nei linfonodi (“ghiandole”) vicino alla gola o alle tonsille se l’ingresso è avvenuto attraverso la via respiratoria o nei linfonodi disposti lungo l’intestino.
Per due giorni gli Enterovirus stanno fermi e si riproducono così sono pronti per attaccare  all’organo o l’apparato prescelto, infatti si passa alla fase della viremia (entrano nel sangue, che è un torrente che  li porta dappertutto).
La caratteristica degli Enterovirus è proprio di poter infettare, e fare ammalare tanti organi diversi,anche se in genere ne colpiscono uno per  volta.
Si può comunque stare tranquilli perché la patologia che determinano si risolve spontaneamente.
Quasi nella metà dei casi i virus non determinano nessun sintomo: quando, invece, sono presenti, nella maggior parte dei casi, si ha

  • febbre: anche alta, che dura, in genere, tre giorni, ma in alcuni casi scompare per due o tre giorni e poi si ripresenta, ma, al massimo, quattro giorni, scompare senza complicanze,
  • apparato respiratorio: raffreddore, tosse, mal di gola, tonsillite, in alcuni casi anche polmonite,
  • apparato digerente: nausea, vomito, stipsi, dolore addominale (“mal di pancia”), diarrea,
  • Stomatite (è l’infezione e l’infiammazione della bocca): dove ci possono essere vescicole (raccolte di liquido di uno o due millimetri di diametro),
  • Occhi: congiuntivite.
  • Pelle: ci possono essere chiazze rosse, anche di alcuni millimetri di diametro, ma la manifestazione più tipica  è costituita dalle vescicole (sono  raccolte di liquido di diametro inferiore a tre millimetri) che spesso vengono scambiate per puntura di zanzara,ma per non commettere errori si deve pensare che le vescicole siano dovute agli Enterovirus quando sono più di tre.
  • Muscoli e articolazioni: si infiammano perciò avremmo dolore al tronco e agli arti.

La cura.
Tutte queste manifestazioni provocate dagli Enterovirus guariscono da sole entro cinque giorni senza dover prendere nessun farmaco, infatti, visto che questi disturbi sono dovuti ai virus, non esiste una terapia specifica, l’unica cura è quella classica che si attua in queste situazioni, paracetamolo quando c’è febbre, decongestionanti nasali in caso di raffreddore, mentre, quando c’è diarrea, è importante bere molto. Per il vomito e il dolore addominale (“mal di pancia”), si deve consultare il medico, soprattutto se i sintomi tendono a persistere.
Se i sintomi durano più di cinque giorni si deve consultare nuovamente il medico.
Riassumendo gli enterovirus:

  • Entrano dalla bocca
  • Vanno nell’apparato respiratorio o digerente
  • Dopo 1 giorno si annidano nei linfonodi più vicini e nelle tonsille
  • Dopo altri 2 giorni si ha la viremia (si riversano nel sangue) e da qui raggiungono i vari
  • Organi e apparati (respiratorio,digerente,pelle,occhi,muscoli…) provocando vari sintomi clinici: febbre, tosse, raffreddore, diarrea…
  • Entro 5 giorni si ha la guarigione.

ENURESI.
(“Bagnare il letto di notte”) Significa che il bambino fa la pipì a letto dopo che ha compiuto i 5 anni di età. Per escludere la presenza di una malattia basta la visita clinica del medico e un esame delle urine. Ha un’origine psicologica (in genere si tratta di bambini emotivi). Spesso anche i genitori (in genere uno solo) ha presentato enuresi. I maschi la presentano più delle femmine (1,5 rispetto a 1) è una situazione fastidiosa, ma che si risolve spontaneamente in genere quando viene raggiunto lo sviluppo sessuale, verso i 14 anni.

  • nel 65% dei casi (cioè in 2 bambini su 3) ci sono altri membri che avevano presentato enuresi e, in particolare, nel 45% erano parenti di 1° grado;
  • in 3 casi su 4 l’enuresi è primaria (il bambino, pur avendo imparato a “comandare la pipì di giorno” non lo ha mai fatto durante la notte).

Circa la metà dei bambini bagna il letto tutte le notti, mentre il 30% da 4 a 6 notti alla settimana.

La cura

I genitori devono accettare la situazione senza colpevolizzare il bambino per le lenzuola e le coperte bagnate. Inutile e dannoso ricorrere ai farmaci o agli altri sistemi come farlo bere meno alla sera, usare gli allarmi acustici che suonano ai primi segni di umidità o ricorrere alla terapia psicologica perché sono tutti sistemi che fanno accrescere l’ansia e di conseguenza aggravare l’enuresi.
Si deve avere pazienza, e minimizzare il problema, tanto si sa che non è dovuto a una malattia dell’organismo, né dei reni, né delle vie urinarie, ma è un disturbo che scompare con l’età.
Si dovranno somministrare le medicine quando il bambino deve dormire fuori casa, per esempio se va in gita scolastica, o è invitato dagli amici, per evitare che rinuncino a queste esperienze, che sono importanti durante l’età evolutiva.
I farmaci usati sono Desmopressina: 5-20 mcg (2-4 spruzzate) per narice alla sera, dopo 1 ora dall’assunzione di liquidi e dopo aver urinato: la dose massima è 40 mcg. In caso di insuccesso: Imipramina: 1,5-2 mg/kg 1-2 ore prima di andare a letto.

EPILESSIA.
L'epilessia è un disturbo della conduzione elettrica del cervello, ma non influisce con le altre funzioni dell'organismo. Il paziente deve  condurre una vita uguale a tutti gli altri bambini. Può eseguire tutti i tipi di vaccinazione.
Nella stragrande maggioranza dei casi (fino al 90%), le prime crisi convulsive si presentano fra i tre e i sei anni.
Le crisi epilettiche possono essere scatenate dalla luce intermittente o, comunque, con variazione di luminosità.
Verso tale malattia c’è però un approccio profondamente sbagliato, infatti se ne ha paura e vergogna perfino a pronunciarne il nome, ma dobbiamo ricordare che epilessia non significa necessariamente una minore attività mentale, ma a questo proposito bisogna ricordare che anche Giulio Cesare era epilettico!

EPIDURALE, parto con
(vedi Parto con epidurale)

EPISTASSI (sangue dal naso).
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: fuoruscita di sangue dal naso. In genere il sangue esce improvvisamente ed       è più probabile da una sola narice. Quando il sangue fuoriesce da ambedue le narici, è sempre opportuno far visitare il bambino dal medico.
L’epistassi del bambino è, nella gran parte dei casi, benigna e termina in pochi minuti: è solo un lieve sanguinamento che si origina dalla parte anteriore del naso, da una zona molto ricca di vasi sanguigni, che si chiama zona di K. dove si incrociano molte arterie, particolarmente fragili, perché la parete è priva di fibre contrattili (quelle che garantiscono, in caso di emorragia, la chiusura del vaso sanguigno e l’arresto della fuoruscita del sangue) che spiega la facilità perché si abbia l’epistassi. Questa zona particolarmente fragile si trova nella parte anteriore e inferiore della narice a 1 cm dall’apertura esterna del naso e così il bambino, infilandosi le dita nel naso, come spesso accade, lesiona la mucosa, rompendola e determinando il sanguinamento.
Ci sono famiglie “predisposte”, perciò con maggiore probabilità di avere sanguinamento dal naso, comunque le cause variano secondo le età: fra i due e i quattordici anni è una situazione frequente e provocata da situazioni banali: è, come abbiamo detto, una conseguenza del raffreddore, ma anche di influenza e sinusite. Un’altra causa di epistassi (la fuoruscita di sangue dal naso) nei primi anni di vita è l’abitudine che hanno i bambini a infilarsi le dita nel naso, provocando tante piccole ferite in una mucosa più fragile della pelle.

Che cosa fare

1    Piegare la testa in avanti stando con il busto eretto: il sangue non deve scorrere nella gola: infatti se il bambino lo deglutisce, potrebbe provocargli il vomito, che, a sua volta, scatenerebbe un nuovo episodio di fuoruscita di sangue dal naso.
2    Soffiare il naso: non si deve aver paura che si aggravi la situazione, perché è necessario far uscire gli eventuali coaguli e il muco presente.
3    Stringere le narici fra l’indice e il pollice per cinque minuti.
4    trascorsi i cinque minuti si deve allentare la presa: se continua a gocciolare il sangue si deve stringere nuovamente le narici sempre per cinque minuti. Se anche dopo questo secondo tentativo, il sangue continua a uscire, si deve andare al pronto soccorso dell’ospedale. Però si può stare tranquilli perché nella maggior parte dei casi l’epistassi si arresta spontaneamente dopo avere “stretto” le narici una sola volta.
Che cosa  non fare
1    Non si deve piegare la testa indietro.
2    È inutile mettere sulla fronte panni umidi, ghiaccio, bagnargli la fronte o  lavargli il naso, anzi può peggiorare la situazione, perché l’acqua, anche se sgocciola lentamente, colorandosi di rosso, farebbe sembrare più abbondante l’emorragia.
3    È rischioso infilare del cotone idrofilo dentro la narice, perché i filamenti dell’ovatta potrebbero essere inglobati nei coaguli, e perciò, quando si toglie il cotone, si porta via il “tappo” che “trattiene” il sangue.
4    I genitori, quando si impauriscono perché vedono che al proprio figlio esce il sangue dal naso, anziché litigare fra loro o, ancora peggio, rimproverare il bambino, devono rassicurarlo e tranquillizzarlo.

Feci nere Si deve ricordare anche che il naso, come ha un’apertura verso l’esterno, attraverso le narici, comunica anche posteriormente con la gola, per questo, se il bambino sta disteso, per esempio la notte mentre dorme, il sangue per forza di gravità può non uscire all’esterno, perciò non “farsi vedere”, ma attraverso la gola, andare nell’apparato digerente ed essere “digerito” dallo stomaco e dall’intestino e dare la tipica colorazione nera (scientificamente si chiama melena) alle feci, simile alla pece o ai fondi di caffè.

Esami o intervento? No, grazie
L’epistassi, cioè la fuoruscita di sangue dal naso, è un fenomeno così frequente e provocato da situazioni molto banali, che non è necessario né eseguire esami del sangue per controllare la coagulazione, né far visitare il bambino dall’otorinolaringoiatra per sottoporlo ai pur semplici interventi chirurgici anche se si possono eseguire in ambulatorio, perché tutto si risolverà alla pubertà, cioè verso i quattordici anni (si ricorre alla cauterizzazione con nitrato d’argento solo nei casi più gravi, ma estremamente rari. L’unico caso in cui si devono eseguire accertamenti, anche approfonditi, è quando il sangue fuoriesce da ambedue le narici, perché in questo caso, molto probabilmente, la causa non sarà più un trauma (è difficile che un bambino si “danneggi”, nello stesso modo, contemporaneamente le narici destra e sinistra), ma, probabilmente, l’origine dell’emorragia può essere determinata da una malattia di tutto l’organismo, che dà una prima manifestazione proprio con la fuoruscita di sangue dal naso: quest’ultima possibilità la riportiamo per completezza di informazione, ma, per fortuna, è estremamente rara.

I quattro errori da evitare
1)   mettere il bambino supino con la testa ripiegata all’indietro
2)   applicare sulla fronte ghiaccio o panni bagnati in acqua fredda, infatti il raffreddamento che si ottiene è insufficiente a far arrestare l’emorragia, mentre l’acqua che scende, mischiandosi al sangue, potrebbe diluirsi con il sangue, facendo apparire l’emorragia più grave di quello che effettivamente è e di conseguenza fare impaurire di più genitori e bambino
3)   tamponare il sangue usando del cotone idrofilo, infatti le eventuali fili di tessuto potrebbero essere inglobati nel coagulo e quando si estrae il cotone si potrebbe tirare via anche il coagulo, scatenando un nuovo episodio di epistassi.
4)   fare eseguire subito interventi medici come cauterizzazione o altri trattamenti , infatti non sono quasi mai necessari, anzi spesso basta il solo parere del pediatra a diagnosticare la natura assolutamente innocua dell’epistassi  

EREZIONI.  False erezioni.  
Alla nascita il bambino può presentare delle erezioni, ma che non hanno nessun significato, come pure al mattino, oppure nel lattante prima di emettere urina, il pene può essere turgido, ma questo è dovuto semplicemente alla pressione esercitata dall’urina

ERITEMA  (ARROSSAMENTO) DA PANNOLINO.
Si tratta di un arrossamento che si trova all’inguine nei bambini piccoli che ancora usano i pannolini di plastica.
L'uso diffuso dei pannolini di plastica, sicuramente pratico, dinamico ed elegante, è responsabile di molti eritemi (arrossamenti) delle pelle, anche estesi ed intensi, a carico della regione inguinale o glutea. L'arrossamento (eritema) può essere cosi esteso da ricopiare press’a poco la forme delle mutandine.
Ci sono due aspetti caratteristici che possono essere utili per riconoscere la dermatite da pannolino. Il primo, che è comune a ogni tipo di eritema: se con le dita si stira la cute da due lati opposti, l'arrossamento scomparirà nella zona interessata. Il secondo, che per il genitore è il principale segno di riconoscimento della dermatite da pannolino: la cute che si trova nel fondo delle pieghe formate dalle fasce muscolari, per esempio quella che si forma fra coscia e bacino, è sempre risparmiata dall'arrossamento e avrà un aspetto normale. Questo fenomeno avviene perché la cute nel fondo delle pieghe è protetta e coperta dalla particolare posizione anatomica.
Responsabile dell’arrossamento è il deterioramento della barriera protettiva della cute è soprattutto l'umidità, perciò, in presenza di questo genere di eritema, è indispensabile cambiare frequentemente il pannolino e tenere scoperta ed esposta all'aria la zona interessata. Bisogna bandire i pannolini di plastica, almeno per il periodo in cui la cute è arrossata: si potranno usare quelli in cotone che dovranno essere lavati con sapone da bucato tradizionale e risciacquati con accuratezza. Utile è anche fare l'ultimo "risciacquo" in acqua e aceto, alla diluizione di un cucchiaio da minestra di aceto in un litro di acqua, per poter eliminare in tal modo la Candida albicans. Se poi si lascerà il bambino addirittura senza pannolino. la guarigione sarà notevolmente accelerata: di giorno si potrà avere qualche problema pratico, perciò si attuerà solo quando è possibile, invece di notte, soprattutto quando la temperatura esterna è mite, è bene far dormire il lattante affetto da eritema, senza pannolino né mutandine. E' facilmente comprensibile che, allontanando il contatto diretto con la causa della dermatite, il bambino non potrà che trarne beneficio. A ogni cambio di pannolino, si deve lavare con acqua corrente tutta la zona infiammata. Si possono usare pomate idratanti a base di sostanze grasse con l'eventuale associazione di ossido di zinco. Se dopo 72 ore da quando abbiamo cessato di usare i pannolini, l'arrossamento persiste ancora si dovrà sospettare che sulla cute eritematosa vi si sia impiantato un fungo, la Candida albicans: si dovrà usare allora un farmaco antimicotico. Di sicuro effetto, di facile reperimento e di basso costo è la Fucsina basica all'1%. Si potrà farla preparare dal farmacista secondo la formula: Fucsina basica, grammi 0,3; alcool a 70°, grammi 3; acqua bidistillata, grammi 30. E' bene insistere con il farmacista perché la prepari secondo questa formula: le confezioni di Fucsina, già pronte in commercio, contengono anche acido fenico, il cui impiego è sconsigliabile. La Fucsina va applicata due volte il giorno: è un colorante e può macchiare con facilità, perciò è bene fare molta attenzione allontanando le cose più delicate ed è bene usare un paio di guanti.
Cosa non si deve usare nell'eritema da pannolino?
Le pomate contenenti cortisonici sono di largo impiego, ma vanno usate solo se prescritte dal medico. Non vanno usati gli unguenti perché hanno un'azione occlusiva e favoriscono il ristagno del sudore. Nemmeno il talco va bene: più che mantenere la cute asciutta spesso favorisce proprio l'umidità combinandosi con urina e feci.  Il talco può essere inalato con facilità dai lattanti producendo conseguenze anche gravi a carico dell'apparato respiratorio. Sempre da evitare sono: l’amido, prodotto di antico impiego, perché favorisce lo sviluppo della Candida albicans; l'acido borico perché la cute infiammata lo può assorbire nell'organismo e provocare avvelenamenti.
Per la terapia il medico può prescrivere anche clotrinazolo o miconazolo 3 o 4 volte al giorno fino al ritorno della cute all’aspetto normale.

 

ERITEMA SOLARE.

Prevenire l’eritema (arrossamento, cioè scottatura) solare non serve solo per evitare il fastidio delle spalle rosse, del dolore e del prurito, ma è importante soprattutto per ridurre il rischio di molte malattie della pelle. È importante perciò applicare una crema protettiva adatta ai diversi fototipi perciò specifica per tipo di pelle. Nella tabella viene indiacato qual è il periodo massimo in minuti che si può stare al sole anche senza applicare una crema protettiva, non correndo rischi di eritema (scottatura) solare. secondo il fototipo, cioè le caratteristiche del corpo e perciò la resistenza ai raggi solari e l’ora della giornata in cui vi abbronzate,

Ceppo demografico

Fototipo I
Celtico

Fototipo II
Caucasico I

Fototipo III
Caucasico II

Fototipo IV
Mediterraneo

 

Capelli
Occhi
Pelle

 

rossi
verdi o azzurri
chiara con lentiggini

 

biondi
azzurri
chiari

 

bruni
marroni
leggermente marrone

 

bruni o neri
bruni
scura (bruna)

Ora del giorno (quando non ci sono nuvole)

 

 

 

 

 

 

 

 

9

15

30

30

45

45

60 *

90 *

120 *

10

5

10

15

20

20

30

40

60 *

11

2

5

10

15

15

20

30

40

12

2

5

5

10

10

15

20

30

13

2

5

5

10

10

15

20

30

14

2

5

5

10

10

15

20

30

15

2

5

10

15

15

20

30

40

16

5

10

10

20

20

30

40

60 *

17

15

30

30

45

45

60 *

90 *

120 *

Se ci si espone al sole per periodi superiori, ecco il valore del grado di protezione della crema da usare

superiore a 30

superiore a 20

superiore a 15

superiore a 10

superiore a 10

8

6

4

Senza protezione o con protezione insufficiente presenta eritema (si scotta)

Sempre

Facilmente

Difficilmente

Raramente

Si abbronza

Mai

Poco

Con facilità

velocemente

* Nei periodi contrassegnati dall’asterisco, si può non applicare la crema

Che cosa fare

Se l’ustione (l’arrossamento, cioè l’eritema), è di 1° grado, è poco estesa, cioè come più spesso accade è limitata alle spalle, basta applicare un fluido dopo sole reidratante, tre- quattro volte il giorno, fino alla guarigione, cioè quando è scomparso l’arrossamento.
Non vanno bene, invece, le creme antistaminiche, che, anche se alleviano il prurito, possono determinare allergia.
Possono avere un effetto lenitivo gli impacchi applicati sulla zona arrossata, fatti usando garze sterili, imbevute in soluzione fisiologica (si acquista in farmacia), che però sia a temperatura ambiente, infatti i liquidi freddi possono creare problemi per l’eccessivo sbalzo di temperatura e per questo non vanno bene neanche i bagni freddi.
Sconsigliati anche altri rimedi naturali, come applicare la chiara dell’uovo, perché, anche se può avere degli effetti sull’eritema, può creare allergia.
Se c’è la supervisione del medico, si possono usare, sempre in caso di eritema solare, creme a base di un cortisonico leggero.
Se l’ustione è più grave, cioè è estesa a tutto il dorso, o interessa il volto, o ci sono le bolle, si dovrà sicuramente consultare il medico che può prescrivere anche una terapia da assumere per bocca.
Le bolle (sono il segno di un’ustione di secondo grado) possono essere perforate, in modo da alleviare il dolore, usando l’ago di una siringa sterile, ma la pelle superficiale non va mai asportata, perché protegge la zona sottostante dalle infezioni.
Per evitare che si formi una macchia scura sulla zona che in precedenza si era arrossata, per tutta la durata dell’estate, quando ci si espone al sole, si dovranno usare filtri solari a copertura totale.

ERITROCIANOSI.
(vedi Freddo)

ERITROCITA.
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: globulo rosso.

 

ERNIE.

Se sono inguinali vanno operate. Se sono ombelicali non vanno operate perché regrediscono quasi sempre spontaneamente, non tendono mai a strozzare. Se sono ovariche in alcuni casi vanno operate in altri no perciò è sempre indispensabile una visita ginecologica.                               

Ernia inguinale
È importante distinguere l’idrocele dall’ernia, per farlo basta una lampadina. Si illuminerà la parte posteriore dei testicoli, se si vede filtrare la luce si tratta si idrocele, infatti il contenuto è liquido e fa filtrare la luce. Se invece non si vede nulla, significa che si tratta di ernia perché il contenuto è formato da tessuti.
Se un testicolo è gonfio c’è un’altra prova per capire di cosa si tratti: è idrocele (lo scroto si riempie di liquido che proviene dall’intestino) se il testicolo diventa più grosso quando il bambino sta i piedi e, illuminandolo dal di dietro con una luce, si riesce a intravedere l’interno che, appunto, è pieno di liquido. Se, invece, aumenta di volume quando il bambino piange o tossisce è ernia inguinale e in questo caso il foro che mette in comunicazione lo scroto con l’addome è più ampio, per cui riesce ad incunearsi anche una parte di intestino.

Che cosa fare?

Se l’idrocele è piccolo può regredire entro l’anno di età, se ha dimensioni maggiori, si deve intervenire chirurgicamente. In caso di ernia inguinale è sempre indicato l’intervento chirurgico

Ernia ombelicale

L’ernia ombelicale è determinata da un incompleto e insufficiente sviluppo dell’anello che forma l’ombelico e dei muscoli che formano la parete dell’addome. Questo accade perché il bambino piccolo non è mai completamente sviluppato infatti è più frequente nei prematuri che pesano meno di 2500 gr. Indipendentemente dal peso però è più frequente alla nascita e tende a regredire spontaneamente. È provocata infatti dal fatto che i muscoli retti addominali non sono sufficientemente sviluppati. Si tratta di due muscoli che si trovano, con orientamento dall’alto in basso, nella parte centrale dell’addome. Il loro punto di incontro forma la “linea alba” che è proprio il tratto centrale dell’addome. All’interno di questa linea si apre il foro ombelicale. È chiaro che quando i muscoli non sono sufficientemente sviluppati non “chiudono” in modo sufficiente il foro dell’ombelico. In questo modo il contenuto interno dell’addome, non sufficientemente trattenuto, può uscire formando un “gonfiore” che ricorda quello di una “pallina”. Si accentua quando il bambino piange o evacua, infatti l’aumento della pressione interna dell’addome, “spinge” fuori il contenuto. Con la stessa facilità con cui il contenuto addominale esce, formando l’ernia, lo si può spingere all’interno. Lo sviluppo incompleto dell’ombelico fa fuoriuscire una parte del peritoneo (è la membrana che avvolge l’interno dell’addome o dell’intestino). Le dimensioni variano da 1 cm fino a 6, ma, nelle maggior parte dei casi, non superano i 2.

La cura

L’ernia ombelicale non va operata perché basta attendere che il bambino “cresca” nelle varie parti dell’organismo e tutto si risolverà proprio perché l’anello che circonda l’ombelico, divenuto più “forte” non farà fuoriuscire più nulla. Proprio per non interferire con questo normale accrescimento non si devono mettere né cinti erniari, né cerotti, né monete, perché, “mettendo tutto a riposo”, impedirebbero che i muscoli e le strutture fibrose divenissero “forti” e perciò capaci di trattenere il contenuto dell’intestino. Nessun timore e non operare il bambino perché lo strozzamento (è l’impossibilità di “spingere” il contenuto dell’ernia dentro l’addome) è estremamente raro, anche se l’ernia ha delle dimensioni particolarmente voluminose.
L’intervento chirurgico si esegue solo in tre casi:
1)   se è aumentata di volume dopo che ha compiuto un anno (in genere se l’ernia è presente alla nascita o è comparsa entro i primi sei mesi di vita, scompare spontaneamente a un anno)
2)  non è regredita prima dei cinque anni di età, oppure
3)  se è strozzata, questo, però, è un evento raro.

ERRORI.
Cosa penserebbe un paziente se il proprio medico facesse una “puntura”, senza disinfettare la cute oppure, ricoverato in ospedale perché la febbre non passa, gli si continuasse a dare lo “sciroppetto” o le compresse che prendeva a casa, senza eseguire una radiografia del torace? Penserebbe alla “malasanità”, perché esistono delle abitudini che sono veri miti, spesso dogmi, radicati nella coscienza del medico e ritenuti indispensabili, perciò richiesti spesso con insistenza dai pazienti e, nel caso dei bambini, dai genitori. Molti però non hanno nessuna base scientifica che ne dimostri l’efficacia, perciò sono comportamenti medici inutili, talvolta dannosi e perciò da abbandonare: ne abbiamo scelti cinque.
l   NO. Disinfettare la pelle prima e dopo un’iniezione è inutile, infatti non si sterilizza la cute, né si riducono le complicazioni, come era già è stato dimostrato con uno studio pubblicato più di trenta anni fa sulla prestigiosa rivista medica The Lancet. In alcuni casi è un rischio usare il disinfettante perché potrebbe inattivare i virus contenuti nella dose di vaccino.
l   NO. La radiografia del torace non serve (perciò non va mai eseguita quando il piccolo paziente è a casa, anche se si è certi che possa avere una polmonite) né per “controllare” l’avvenuta guarigione né prima di un intervento chirurgico. Va eseguita solo quando la polmonite non guarisce o “ritorna” o quando la febbre o la tosse non passano.
l   NO. È un errore somministrare gli antibiotici per via intramuscolare, infatti sia a casa che in ospedale la terapia va fatta per via orale e nei casi gravi o quando il bambino vomita il farmaco si dovrà usare la via endovenosa.

    • NO. I prodotti senza glutine dati a tutti i bambini nei primi mesi di vita sono inutili, anzi dannosi: non prevengono la celiachia, ma ne ritardano la diagnosi.
    • NO. Fimosi. Durante i primi anni di vita il bambino presenta la fimosi (il pene è “chiuso”): è inutile aprirlo manualmente, infatti l’eventuale sanguinamento provocherebbe la formazione di cicatrici così forti, che per “scollarle”ci vorrebbe veramente il chirurgo, mentre la “chiusura” presente alla nascita si apre da sola dopo i tre anni.

ERUZIONE DENTARIA.
(vedi Denti)

ESAMI DI LABORATORIO

Esami di routine.

Ogni volta che viene eseguito un prelievo di sangue, o, in caso di ricovero in ospedale, al momento dell’accettazione, devono essere sempre eseguiti i seguenti esami che servono per fare una valutazione generale delle condizioni del bambino o dell’adolescente:
Emocromo con formula, VES, proteine totali ed elettroforesi, glicemia, azotemia, esame urine. Nei bambini di età inferiore a 2 anni anche: calcio, fosfati, fosfatasi alcalina, sodio, potassio, cloruri.
Naturalmente dovranno essere poi eseguiti anche gli esami mirati alla diagnosi o al controllo della singola malattia.

Gli errori degli esami

Qualche volta succede che si facciano esami solo per un controllo e si trovino dei valori alterati, cioè si verifichi quella situazione che prende il nome di “falso positivo”. Questo avviene per vari motivi,
-   perché vengano cambiati i campioni, per esempio
-    applicando l’etichetta con il nome di un bambino sui un flacone che contiene il sangue di un altro
-    può darsi che il bambino non sia stato idoneamente preparato per l’esame, per esempio che abbia mangiato prima di effettuare il prelievo
-    oppure che il campione da esaminare, per esempio sangue o urine, non sia stato raccolto ed esaminato nel modo giusto, per esempio se l’esame per contare le piastrine non viene effettuato entro mezz’ora dal prelievo, il numero delle piastrine risulterà diminuito, ma non perché il bambino non ne abbia una quantità sufficiente nel sangue, ma solo perché con il tempo si sono rotte
-    l’errore più diffuso e quello anche più prevedibile è quando si interpretano in modo erroneo i risultati degli esami di laboratorio, perché si confrontano i valori ottenuti da un bambino con quelli di un adulto. L’esame che dà il maggior numero di errori perché i valori normali del bambino sono diversi da quelli dell’adulto è l’esame emocromocitometrico.

Esame Emocromocitometrico

a 1 giorno

a  1 anno

a   10 anni

Eritrociti: sinonimi: RBC Red Blood Cells globuli rossi (milioni/mm3)

5,7

4,5

4,7

Emoglobina (Hb) (g/dl)

19,5

11,2

12,9

Ematocrito (Ht) (%)

58

35

37,5

Volume medio eritrocitario (MCV) (µ3)

106

77

80

Contenuto globulare medio di Hb-MCH (pg)

36

25

27

Concentrazione media di Hb globulare MCHC (%)

33

32

34

Leucociti: sinonimi WPC White Blood Cells globuli bianchi (migliaia/mm3)

20

10

8

Formula leucocitaria

      Granulociti neutrofili (%)

60

40

60

      Granulociti eosinofili (%)

0-2

0-3

2

      Granulociti basofili (%)

0-2

0-2

0-2

      Linfociti (%)

30

50

30

      Monociti (%)

5-10

5-10

4

Reticolociti (‰)

45

10

10

Piastrine (migliaia/mm3)

150-300

150-300

150-300

Bilirubina totale (mg/100 ml)

< 6

< 1

<1

Calcio (mg/dl)

7-12

8,8-10,8

8,8-10,8

Cloruri (cloro) (mEq/1) (mmol/1)

96-116

98-105

98-105

Colesterolo: totale (mg/dl)
(mmol/1)
esterificato (%)

50-135
1,37-3,50
42-70

120-200
3,1-5,2
55-65

120-200
3,1-5,2

Creatinina (mg/dl)

0,6-1,2

0,3-0,7

0,5-1,0

Creatininfosfochinasi CPK (U.I./ml)

<150

< 75

<50

Ferritina (mg/ml)

25-200

7-140

7-140

Ferro (mcg %)

100-250

50-120

50-120

Fibrinogeno (mg/dl)

125-300

150-400

150-400

Fosfatasi acida (U/ml)

7,4-19,4

6-15

6-15

Fosfatasi alcalina (U/l)

40-160

110-550

110-550

Fosfati (mg %)

2,4-4,5

2,4-4,5

2,4-4,5

Glucosio (glicemia) (mg/dl) mmol/l)

30-60

60-100

70-105

Immunoglobuline

      IgG (mg/dl)

750-1100

300-1000

700-1600

      IgA (mg/dl)

n.d.

10-85

60-270

      IgM (mg/dl)

5-14

38-204

61-276

      IgE (U.I./ml)

<08

< 20

<100

Potassio (mEq/l) (mmol/l)

3,5-5

3,5-5,5

3,5-5,5

Proteina C reattiva (PCR) (mg %)

< 0,5

< 0,5

< 0,5

Proteine: Totali (gm 100 ml)

4,6-7,4

6,3-8

6,9-8

      Albumina (%)

49

54

55

      alfa 1 (%)

5,6

5

4,7

      alfa 2 (%)

9,6

12,5

11

      beta (%)

16,8

14

13

      gamma (%)

18,5

13,6

16,3

      A/G

0,98

1,21

1,22

Protrombina (%)

>50

70-110

70-110

Transaminasi

      SGOT- AST  (U/l)

15-60

8-20

8-20

      SGPT- ALT  (U/l)

5-25

8-20

8-20

Sodio (mEq/l) (mmol/l)

130-150

130-150

130-150

Transferrina (mg/dl)

211-287

325-387

283-385

Transferrina satura (%)

65

30

30

Tempo di Tromboplastina parziale (PTT) (sec)

55

44

44

Tempo di Protrombina (sec)

16

12-14

12-14

Titolo Antistreptolisinico O (TASLO) (UTodd/dl)

n.d

< 166

170-330

Trigliceridi (mg/dl)

10-98

30-90

30-110

Urea (Azotemia) (mg/dl)
(mmol/l)

25-65
4,15-10,8

25-40
4,15-6,64

25-40
4,15-6,64

V.E.S. (mm/1ª ora)

0-2

2-12

2-12

I valori dell’emocromo nell’adulto: si notino le differenze


Esame Emocromocitometrico

 

Eritrociti: sinonimi: RBC Red Blood Cells globuli rossi (milioni/mm3)

4,5-6,3

Emoglobina (Hb) (g/dl)

14-18

Ematocrito (Ht) (%)

38-52

Volume medio eritrocitario (MCV) (µ3)

82-97

Contenuto globulare medio di Hb-MCH (pg)

27-33

Concentrazione media di Hb globulare MCHC (%)

32-36

Leucociti: sinonimi WPC White Blood Cells globuli bianchi (migliaia/mm3)

3,6-9,6

Formula leucocitaria

 

      Granulociti neutrofili (%)

43-65

      Granulociti eosinofili (%)

0,9-2,9

      Granulociti basofili (%)

0,2-1

      Linfociti (%)

20,5-45,5

      Monociti (%)

5,5-11,7

Come interpretarli
I primi sei valori sono la “carta d’identità” dei globuli rossi. Quando questi valori sono bassi si pensa sempre all’anemia, ma prima di impaurirsi, controlliamo quali siano effettivamente i valori normali per l’età del bambino.
-    globuli rossi:         alla nascita il numero dei globuli rossi è alto, ma diminuisce dalla prima settimana di vita al sesto mese, infatti si ha la distruzione dei globuli rossi fetali, e il midollo, ancora “in rodaggio”, non riesce a garantire una produzione adeguata. Fra i vari motivi di questo fenomeno c’è anche quello che il bambino aumenta notevolmente in peso, proprio durante i primi mesi di vita quando è più rapido l’accrescimento e per questo il sangue viene diluito. Al terzo mese, però, si possono raggiungere valori ancora più bassi, in cui il numero di globuli rossi può scendere fino a 3,5 milioni/m3 e l’emoglobina raggiungere la punta minima di 9,5 gr/dl
-    l’emoglobina.        Poiché il midollo, oltre che lavorare a “ritmo ridotto”, dispone anche di poca “materia prima”, cioè di ferro, proprio perché l’organismo del bambino è ancora piccolo e con scarse riserve, per questo l’emoglobina, di cui il ferro è una componente essenziale, sarà scarsa, perciò con un valore più basso dell’adulto
-    volume medio, contenuto globulare medio, concentrazione media di emoglobina sono tutti valori bassi perché il midollo fa quello che può e, avendo poca materia prima, produce globuli rossi più “poveri”
-    globuli bianchi: per lo stesso motivo si ha anche una riduzione progressiva del numero di queste cellule. Per questo motivo, se alla nascita un bambino ha 20.000 globuli bianchi, vediamo dalle tabelle che si tratta di una situazione normale, ma già nel bambino di più di sei mesi, un valore elevato di globuli bianchi fa pensare alla presenza di un’infezione, che va sospettata sempre quando i valori dei globuli bianchi siano fra i 15.000 e i 25.000/mm3 . La formula leucocitaria è utile soprattutto quando si esegua perché il bambino ha la febbre o comunque un’infezione. Quando i globuli bianchi (cioè i leucociti) sono aumentati, perciò superiori a 15.000, la formula leucocitaria ci può far capire quale sia l’agente infettivo che ha determinato la malattia: se sono aumentati i neutrofili, si tratterà di un’infezione da batteri, mentre se lo sono i linfociti, è probabile che si tratti di un’infezione virale. Poiché nel bambino, durante i primi anni di vita, le infezioni sono nella stragrande maggioranza, provocate dai virus, è probabile che, se si eseguono gli esami durante una malattia, si riscontrino i linfociti aumentati. Se, invece, gli esami vengono eseguiti per un controllo, il rapporto fra neutrofili e linfociti dovrebbe essere quello che abbiamo indicato nella tabella. Cambia anche il rapporto fra granulociti neutrofili e linfociti, infatti da 15 giorni a 4 anni, i neutrofili varieranno da 31 a 41% e i linfociti saranno di più, dal 42 al 61%, l’inverso di quello che avviene nell’adulto.
Il peso specifico delle urine
Il peso specifico indica quanto un liquido sia più pesante rispetto all’acqua che ha un indice di 1000, perciò esprime la quantità di “sostanze” presenti che appesantiscono un liquido rispetto all’acqua. Durante i primi giorni di vita è 1004-1005, mentre nel bambino di più di un anno e nell’adulto è 1015-1025 (perciò, in questo caso, è un liquido più pesante rispetto alle urine di un neonato). Chiunque, di più di un anno di età, presentasse un valore del peso specifico delle urine di 1004-1005, si penserebbe che avesse una malattia ai reni, infatti le urine sono molto diluite, cioè contengono pochi soluti, che sono le sostanze, per esempio i sali, che il rene deve recuperare quando filtra l’urina, infatti il rene, quando “funziona bene”, fa passare tutta l’urina, ma una parte la riassorbe per poter recuperare i liquidi. Nel bambino piccolo il rene deve completare il proprio sviluppo e perciò non è in grado di riassorbire tutta l’acqua che filtra: ne perde tanta, le urine sono più diluite, cioè più “simili all’acqua” ed è per questo che “fa tanta pipì” e deve bere, cioè assumere latte in abbondanza.

ESAMI STRUMENTALI.
Per i pazienti è più comprensibile se si dice: esami.

ESANTEMA.
In passato le malattie esantematiche erano considerate solo quelle che erano accompagnate da chiazze rosee.
Un tempo, perciò, gli esantemi erano solo sei:
1)    Morbillo
2)    Scarlattina
3)    Rosolia
4)    Quarta malattia: oggi si è scoperto che è una forma attenuata di scarlattina e un tempo: si chiamava quarta malattia o pseudoscarlattina epidemica o malattia di Dukes-Filatow.
5)    Quinta malattia: oggi definita meglio eritema infettivo, che inizia con il volto arrossato e poi la comparsa di grandi chiazze al volto e agli arti. Infine

  • Sesta  malattia, definita meglio roseola infantum.

Oggi il termine esantema si è esteso a molte altre forme, pensiamo alla varicella, perciò oggi dividiamo gli esantemi soprattutto in base a 3 aspetti.
Esantemi morbillformi: l’esantema inizia di solito con macule (macchie) pallide che si fanno in seguito papulose (rosse), si tratta perciò di esantema maculo papuloso; gli elementi possono confluire e avere una impronta emorragica. L’esantema è seguito da una desquamazione di tipo furfuraceo.
Esantemi scarlattiniformi: l’eritema (arrossamento) è rosso vivo, puntiniforme e finemente papuloso (è a “puntini” rossi), sbiadisce alla pressione; l’esantema è seguito da una desquamazione di tipo furfuraceo.
Esantemi varicelliformi: eruzioni vescicolose (raccolte di liquido, cioè “bollicine”, di diametro inferiore a tre) e pustolose (il liquido all’interno è torbido).
Perché viene l’esantema.
In corso di moltissime malattie infettive possiamo avere manifestazioni esantematiche causate da diversi meccanismi patogenetici.
Gli esantemi possono essere causati da

  • diretta localizzazione dell’agente infettante nella cute oppure da
  • tossine prodotte a distanza a localizzazione cutanee o anche da
  • reazioni immunitarie tra l’agente e l’ospite a livello della cute.
  • La prima situazione si verifica per diffusione ematogena dell’agente infettivo con secondaria infezione a livello cutaneo. I reperti conseguenti possono interessare l’epidermide, il derma e l’endotelio dei capillari del derma (pelle) come avviene in corso di varicella, enterovirosi, malattia meningococcica, dengue, febbre gialla e febbri emorragiche.
  • Nel secondo caso la patogenesi è correlata alla diffusione ematica di tossine che raggiungono la cute. Due esempi di esantema mediato da tossine sono la scarlattina e la scalded skin sindrome stafilococcica.
  • La terza categoria di esantemi in corso di malattie infettive sistemiche non è ancora ben spiegata, ma appare avere una base immunologica. I quadri clinici più importanti sono l’eritema multiforme essudativo e l’eritema nodoso.

Per alcune malattie come il morbillo, la rosolia e la blenorragia, il tempo di insorgenza, il quadro istologico e la difficoltà dell’isolamento dell’agente infettivo in sede di lesione cutanea fanno supporre che la patogenesi del rash sia dovuta alla diretta localizzazione e a una risposta immunomediata a livello cutaneo.
Indubbiamente era più agevole diagnosticare una malattia esantematica quando l’inquadramento era basato sulle caratteristiche morfologiche dell’esantema, sul decorso della febbre e sul rilievo degli altri segni clinci eventualmente presenti, che non al moimento attuale in cui è stato necessario aggiungere, ai pur importanti parametri del passato, tutte le nuove acquisizioni derivanti dalla maggior precisione e ampiezza dei mezzi di ricerca diagnostica, dal progredire della conoscenza dell’immunologia, da tutte le nuove acquisizioni soprattutto nel campo della virologia. Tutto ciò ha richiesto una continua revisione critica, per cui un gran numero di esantemi classificati fino a ora in via analogica e approssimativa come morbilliformi, roseiformi, scarlattiniformi, varicelliformi in realtà hano eziologie (cause) diverse e costituiscono forme cliniche a se stanti. Infatti fino a non molti anni fa una broncopolmonite associata a esantema maculopapuloso faceva pensare solo al morbillo. Attualmente invece in tale situazione clinica si deve prendere in considerazione la possibilità che l’eziologia (la causa) sia dovuta al Mycoplasma pneumonae o a numerosi virus: coxsachie A9, Adenovirus tipo 7 e 7°, virus ECHO tipo 3, 6, 11 o anche alla coccidioidomicosi.
Per la diagnosi si deve osservare l’aspetto e la sede da cui è iniziato l’esantema e le zone in cui si è diffuso.


Da ricordare
L’esantema può avere 3 aspetti:
  • Morbilliforme: è costituito da chiazze di alcuni millimetri di diametro, di colore variabile dal rosa al rosso scuro. Queste eruzioni tendono a confluire tra loro.
  • Scarlattiniforme: è costituito da tanti “puntini” rossi, al massimo di 1 mm di diametro, sempre isolati fra loro, che però sono così ravvicinati che a distanza conferiscono un aspetto rosso uniforme.
  • Varicelliforme: è formato da vescicole (raccolte di liquido di diametro inferiore ai 3 mm).

 

ESANTEMA CRITICO.

(vedi Sesta malattia)

ESCHERICHIA COLI.
La maggior parte dei ceppi di questo bacillo vive nell’intestino, insieme a tanti altri batteri che l’organismo ospita abitualmente, anzi la presenza di più specie, che si controllano fra loro assicura che una non prevalga sulle altre, moltiplicandosi in modo abnorme e potendo determinare una malattia. Accanto però a questo gruppo di Escherichia coli, ci sono soprattutto quattro ceppi patogeni (che possono dare malattie).
1) Il ceppo enterotossico è indicato con la sigla Etec,  può dare la diarrea del viaggiatore (vedi). Il paziente emette dalle quattro alle otto scariche al giorno con feci acquose, ma senza sangue. Il paziente, però, presenta dolori addominali molto intensi, di tipo crampiforme e spesso ha anche vomito. Nei bambini più grandi e negli adulti la diarrea scompare spesso in un giorno, al massimo due nella maggior parte dei casi senza dover assumere antibiotici, ma se il bambino ha meno di un anno, il decorso può essere anche grave. In questa situazione, come in ogni caso di diarrea, è importantissimo assumere molti liquidi per reintegrare le quantità perse con le feci.
2) Il ceppo enteroinvasivo è indicato con la sigla Eiec, dà una diarrea abbondante e con tracce di sangue.
3) Il ceppo enteropatogeno che è indicato con la sigla Epec, è responsabile di forme gravi di diarrea.
4) Il ceppo enteroemorragico è indicato con la sigla EHEC, può “colpire” anche al di fuori dell’intestino, infatti può dare anche malattie emorragiche.
Nei paesi industrializzati una forma possibile di contagio per la malattia provocata dall’Escherichia coli, è rappresentata dalla carne poco cotta e manipolata, perciò sopratutto gli hamburger poco cotti.

ESTATE, consigli per l'
Quando e dove andare

  • I bambini, anche se piccoli, possono andare sia al mare, sia in montagna, in qualunque mese, quando torna comodo alla famiglia.
  • Non c’è nessun motivo perché i bambini debbano andare al mare a giugno o a settembre, anzi si costringono a passare luglio e agosto in città.
  • La maggioranza dei bambini (il 90%) in vacanza va la mare e talvolta presenta dei lievi disturbi che lo fanno apparire “nervoso” perché ha mal di testa, è noioso perché dice che è sempre stanco, non vuole mangiare, ha difficoltà ad addormentarsi la sera. Quei pochi bambini (10%) che vanno in montagna presentano gli stessi disturbi e, in questo caso, si pensa che si tratti di “mal di montagna”. Si è scoperto che questi sintomi non sono dovuti alla località di villeggiatura, ma al disagio di aver dovuto lasciare, anche se temporaneamente, la propria casa e le proprie abitudini.
  • Per chi va in montagna, i bambini, anche se piccoli, possono andare a qualunque altezza che si trova nelle nostre montagne, anche oltre i 3000 metri.
  • Nonostante che in passato, soprattutto riguardo ai bambini, ci fossero lunghe prescrizioni sulle varie malattie che richiedessero il soggiorno marino o montano, oggi si è stabilito che per tutti, grandi e piccini, fa bene stare all’aria aperta e ognuno può andare in qualunque località di vacanza. Per il mare non esistono controindicazioni e poche anche per la montagna, infatti le località di villeggiatura montana in Italia hanno tutte un’altezza inferiore a 2000 metri, dove, perciò, si respira bene, infatti ci possono andare anche i neonati. Solo i pazienti che hanno gravi malattie del cuore o dei polmoni ne dovranno parlare con il proprio medico, ma, salvo casi particolarmente gravi, in montagna ci potranno andare tutti.

Al mare

  • Non è necessario attendere due ore dal termine del pasto prima di fare il bagno, infatti, se l’acqua non è particolarmente fredda e il pasto non sia stato troppo abbondante, si può fare il bagno appena si sia finito di mangiare
  • È vero che dalle 12 alle 16 le radiazioni solari sono molto intense, ma considerando che in vacanza ci si sta una o due settimane, perciò per un tempo limitato, basterà applicare una crema solare protettiva e perciò si proteggerà la pelle e così si potranno sfruttare al massimo i pochi giorni di vacanza
  • I bambini possono stare in acqua quanto vogliono, tanto, appena sentiranno freddo, saranno loro stessi a voler uscire
  • Se il cappello dà noia, ci può non usare, basta bagnarsi frequentemente la testa e naturalmente ricordandosi di spalmare bene la crema sulle orecchie e il collo.
  • In genere il bambino fino a 6 mesi tiene il cappello in testa perché non riesce a stare seduto e così non ha le mani libere, poi se lo toglie perché gli dà fastidio e allora è bene non insistere e lasciar perdere.
  • Si deve applicare la crema protettiva (solari) anche quando si è già abbronzati, infatti non serve solo a evitare le scottature, ma anche a prevenire i danni provocati dal sole, per esempio l’invecchiamento della pelle o il melanoma (è un tumore della pelle). (Per il tipo di crema vedi  “fotoperiodo” e per le modalità di applicazione “eritema solare”.
  • L’acqua salata del mare è simile al contenuto di quei flaconcini o spray della farmacie che servono per “lavare” il naso. Facendo il bagno in mare, l’acqua che entra e esce dalle narici fa un lavaggio che cura il raffreddore.
  • Dopo che la pelle è stata “asciugata” dal sole o dal vento, è bene usare sempre il doposole, che è idratante, cioè fornisce liquidi, emolliente, cioè l’ammorbidisce perché troppo secca e la “ingrassa”.
  • La congestione si ha quando l’acqua fredda provoca una chiusura dei vasi sanguigni di alcuni organi, facendo restare intrappolato il sangue in alcune parti dell’organismo, privandone altre. In questo caso l’acqua della piscina, che, soprattutto nel pomeriggio, è stata scaldata dai raggi solari, avrà una temperatura tale da non poter provocare una congestione.
  • In caso di eritema solare, cioè di “scottature” dovute alla eccessiva esposizione al sole, la prima cosa da fare è, naturalmente di non esporsi più ai raggi solari, ma è bene far fare dei bagni freddi o anche fare solo degli impacchi con acqua fredda. Di propria iniziativa non si deve applicare nessuna medicina sopra questo arrossamento, ma, se il medico lo ritiene opportuno, si possono usare creme o pomate antistaminiche o al cortisone.
  • Il veleno delle meduse viene distrutto dal calore, perciò, per attenuare il dolore, si devono mettere sulla zona che ha toccato l’animale degli impacchi di acqua calda salata.

Stile di vita

  • In primavera e d’estate si deve avere una particolare cura della pelle, perché sole, sudore e infezioni possono danneggiarla. La pelle infatti è rivestita completamente da una barriera che la protegge dall’ambiente esterno, però può darsi che d’estate si indebolisca, perché la pelle sta più a lungo scoperta con il rischio che possa essere danneggiata.

Ecco come difenderla:

lavarla spesso è la prima regola. Soprattutto al bambino piccolo il bagno va fatto una volta al giorno, ma spesso non basta, infatti si deve lavare il bambino anche più volte in una stessa giornata, infatti si deve rimuovere il sudore dalla pelle,

la pelle va nutrita, infatti, soprattutto il sole e il vento tendono ad essiccarla, per questo è bene usare, almeno una volta al giorno, una crema emolliente e idratante, spesso basta un comune doposole, che invece andrà usto tre volte al giorno quando la pelle diventa ruvida, secca, indurita, screpolata, desquamata o arrossata.
Dopo il bagno e la doccia, al termine della giornata, si deve sempre applicare il doposole, che è una crema idratante ed emolliente che ripristina la barriera protettiva della cute distrutta dal vento. Quando si sia finito di spalmare il doposole, si avrà anche la sensazione che la pelle non “tiri più”.

  • Non si deve prendere il sole sulle ferite perché si potrebbe avere una guarigione non perfetta e restare una cicatrice; per questo sarà utile proteggere la ferita con un cerotto quando ci si espone al sole
  • Per proteggersi dal sole, si devono scegliere vestiti scuri, spessi e opachi. Quelli chiari e bagnati praticamente non proteggono, perciò chi, per evitare l’eritema solare, fa il bagno con la maglietta bianca, non ha protezione
  • Fa bene camminare scalzi, per esempio in spiaggia o in un prato, infatti le popolazioni che non usano le scarpe hanno un minor numero di malattie dei piedi. Per il bambino è anche un modo per correggere o contrastare la formazione dei piedi piatti, infatti senza l’aiuto fornito dai rinforzi, plantari, posizioni più o meno obbligate, fornite dalla calzatura, il piede sarà stimolato a far lavorare i propri muscoli e tendini, in modo da fargli acquisire una posizione normale. Solo in un caso non si deve camminare scalzi: in piscina o quando si fa la doccia in luoghi pubblici: si rischia di contrarre le micosi o le verruche.
  • Vanno evitate le scarpe di gomma, perché con il sudore si macera la pelle dei piedi favorendo la formazione di micosi o infezioni batteriche. In  più la gomma contiene una sostanza, il lattice, di cui oggi sono in aumento i casi di allergia con danno alla pelle
  • I sandali in plastica vanno bene, infatti questo materiale non determina mai allergie né reazioni dell’organismo e corrisponde all’oro, per esempio per le cure dei denti, cioè è un materiale inerte che non determina allergia. Contrariamente a quanto si pensa non vanno bene, invece, in cuoio perché, durante la conciatura possono essere stati usati prodotti in grado di dare allergia, né la gomma, il cui componente, il lattice, dà spesso allergia.
  • Come calzature si possono usare anche quelle “infradito” e ogni tipo di sandalo, infatti, anche se le varie cinghie della calzatura urtano in continuazione i piedi, questo tipo di microtrauma non crea mai nessun problema alla pelle, che, invece, può essere danneggiata da sostanze, come abbiamo detto, cuoio e gomma, che danno allergia. Per lo stesso motivo non vanno bene nemmeno le scarpe di gomma, perché il piede vi suda all’interno e la cute si può macerare; in più c’è lo stesso problema che le parti in gomma o in cuoio della scarpa possono determinare allergia.
  • D’estate è più facile che si abbia stipsi, infatti viene recuperata più acqua dalle feci che tenderanno a divenire più dure perciò difficili da espellere, in più il bambino, quando va in vacanza o comunque tende ad andare più spesso fuori casa, spesso trattiene la “pupù” perché non gli va di farla in ambienti diversi dal proprio bagno: prima che sia trascorsi tre giorni non si deve intervenire, poi si potrà provare con un clisma che si acquista in farmacia. Per prevenire la stitichezza va benissimo l’alimentazione indicata per l’estate: bere molto e mangiare frutta e verdura, ricche di acqua e fibre alimentari che facilitano proprio l’emissione delle feci
  • Quando è possibile d'estate si deve usare l’aria condizionata, sia in casa sia in auto. Si può utilizzare l’aria condizionate senza problemi anche di notte, anzi si otterranno tutti i vantaggi di un’atmosfera più gradevole. 20°C è la temperatura su cui regolare il condizionatore. È meglio dormire in una stanza con aria fresca o dove faccia caldo? Allora chi non può accendere l’aria condizionata apra le finestre.
  • L’aereo allevia molti disagi degli spostamenti, soprattutto quando molto lunghi. Tutti possono prendere l’aereo, anche i bambini appena nati ed è controindicato solo per chi ha malattie gravi dell’apparato respiratorio, perché l’aria secca che si trova nelle cabine pressurizzate potrebbe irritare le vie aeree creare difficoltà a respirare.
  • L’acqua della piscina può contenere germi che possono entrare dentro il condotto dell’orecchio, determinando l’otite esterna, che determinerà dolore e diminuzione dell’udito, talvolta fino a non sentirci affatto, dalla parte in cui si ha l’infezione.
  • Il cane, come l’uomo, può trasmettere infezioni attraverso l’acqua della piscina che però sono “adatte” soprattutto per gli esseri della stessa specie, perciò un cane potrebbe infettare con maggior facilità un altro cane, anziché l’uomo. La conclusione è scontata: sono più pericolosi gli altri uomini che gli animali.
  • Le malattie che si pensa possano essere provocate dal vento, in realtà sono dovute soprattutto ad agenti infettivio a sostanze irritanti o inquinanti. Perciò si può stare in spiaggia anche quando c’è il vento.
  • Il pomeriggio deve andare a dormire solo chi ha sonno, perché, abituarsi a stare svegli a letto, può favorire la comparsa dell’insonnia, che è il disturbo del sonno più diffuso. È opportuno anche non dormire troppo al pomeriggio per evitare di non aver sonno alla sera e perciò aver difficoltà ad addormentarsi.
  • Oggi esistono degli spray e liquidi repellenti contro le zanzare efficaci e che non sono tossici né per la pelle, né per l’organismo in generale.
  • Non è solo l’aria di vacanza che fa migliorare l’umore, perché il sole fa aumentare una sostanza che si chiama serotonina che agisce come antidepressivo.
  • Le creme protettive (i filtri solari) servono a prevenire l’arrossamento dovuto ai raggi solari che si verifica i primi giorni in cui si inizia ad abbronzarsi, ma anche ad arrestare i raggi ultravioletti di tipo B, che sono i più dannosi per l’organismo.
  • Nulla vieta alla donna che allatta di abbronzarsi, in più l’umidità è il principale nemico del seno durante il periodo dell’allattamento, per questo prendere il sole in topless mantiene asciutta la pelle impedendo così la formazione di ragadi.
  • Se gli indumenti sono troppo attillati, divaricano le grandi labbra della vagina determinandone l’infiammazione (si chiama vulvovaginite) o infezione delle vie urinarie.
  • Più si sta immobili, prima l’insetto si allontanerà; al contrario, se si cerca di scacciarlo, potrebbe pungerci per difendersi.

Alimentazione

  • Quando bambini e adolescenti non hanno fame, non vanno forzati a mangiare, infatti in estate è prevedibile che abbiano meno appetito, perché il caldo deprime l’appetito (fa passare la fame).
  • D’estate non si deve mangiare più salato, infatti per reintegrare le perdite delle sostanze perse con il sudore, basta bere a volontà. Mangiare salato, non solo danneggia l’organismo, in particolare il rene, ma contribuisce anche ad acquisire una cattiva abitudine. Infatti più si sala più si tende a salare.
  • “Bevete acqua a volontà”: è la frase che tutti devono ricordarsi sempre, ma che è valida ancora di più nei mesi più caldi dell’anno. Dietro l’apparente semplicità della frase ci sono basilari verità scientifiche: l’acqua è un elemento fondamentale per l’organismo e, quando manca, ne soffre in ogni parte, anzi i primi a essere danneggiati sono gli organi più importanti, per esempio i reni. D’estate, soprattutto con il sudore, si perdono quantità enormi di liquidi e perciò se ne devono introdurre di più: una parte si trova negli alimenti che mangiamo, ma per “pareggiare i conti” si deve bere molto. A questo punto iniziano i problemi: i bambini vorrebbero bere le bevande che vedono pubblicizzate in televisione, perciò aranciate, cole, tè freddo…, ma i genitori hanno paura che faccia male bere troppo, per esempio perché così si suda di più e, in particolare sia dannoso un uso eccessivo di bevande che contengono coloranti o che sono gassate. Sbagliano: vediamo perché:

Non si dovrebbe mai avere sete. Lo stimolo della sete è il segno che l’organismo è sceso sotto la quantità minima di liquidi di cui ha bisogno, è un po’ come la spia dell’olio del motore dell’auto. Per questo non si deve attendere che il bambino beva quando avverte la sete, ma lo si deve abituare fin da piccolo a bere, non solo ai pasti, ma anche durante la giornata e deve imparare a farlo da solo.
L’acqua per l’estate è perciò la bevanda ideale, perché fornisce solo i liquidi, a differenza delle altre bibite, con cui si introducono anche calorie, zuccheri e coloranti, perciò elementi in più, inutili e talvolta dannosi.
L’anidride carbonica contenuta nelle bollicine dell’acqua minerale gassata ne rallenta la contaminazione da parte dei batteri, perciò è più difficile che d’estate si infetti. È più gradevole, perciò si beve più volentieri, non è assolutamente dannosa per l’organismo, infatti può, al massimo, far aumentare l’aria contenuta nell’apparato digerente che poi sarà espulsa dalla bocca o dall’intestino, perciò è solo un problema di buona educazione!
Bibite fresche o a temperatura ambiente? Le nonne erano fissate con le bevande a temperatura ambiente, ma fresche sono più buone. Perciò concediamo pure le bibite fresche, perché, come abbiamo detto, è importante che i bambini bevano. Le bevande fresche non fanno male perché vengono riscaldate nel passaggio dell’apparato digerente e non si deve aver paura che siano “ghiacciate”, perché in questo caso il bambino direbbe che “pizzicano” e non le berrebbe.

  • Il mal d’auto, d’aereo o di nave è dovuto ad un’eccessiva produzione dei succhi dello stomaco, che danno nausea e vomito, questi “abbondanti” liquidi andranno “asciugati”, perciò si devono mangiare cibi solidi e secchi, per esempio un panino con il prosciutto, oppure crackers, grissini, fette biscottate, mentre andranno evitati latte e cibi dolci. Sempre per contrastare l’eccessiva presenza dei liquidi, per dissetarsi è opportuno evitare bevande dolci e gassate e scegliere i succhi di frutta.
  • Alla fine del pranzo o della cena si deve sempre mangiare la frutta fresca, che può essere sostituita dalla macedonia. Il gelato non va bene, perché viene introdotto freddo e l’organismo lo deve riscaldare e così la digestione si rallenta proprio nel momento in cui deve smaltire il gelato che è pur sempre un cibo in più. Se proprio non se ne può fare a meno, è bene usare i gelati alla frutta che favoriscono lo svuotamento dello stomaco, ed evitare soprattutto quelli a base di latte, che richiedono una digestione più laboriosa.
  • Non c’è nessun problema a recarsi in paesi lontani, anche della fascia equatoriale, quando si hanno figli piccoli, infatti dovranno seguire le stesse precauzioni degli adulti, eseguire le vaccinazioni prescritte, non mangiare verdure crude, frutta che non possa essere sbucciata, né usare ghiaccio, bevande sfuse, macedonie, salse. L’unica precauzione in più per i bambini è di tenergli pulite le mani, per evitare che si portino con facilità i batteri alla bocca, vista la loro abitudine a toccare tutto.
  • Non si deve mangiare eccessivamente prima di partire, infatti un pasto troppo abbondante richiede una digestione laboriosa e perciò rallenta i riflessi e aumenta la tendenza ad addormentarsi. Perciò si deve mangiare due ore prima di partire, consumando molta frutta e verdura e rinunciando alle bevande alcoliche.
  • Il gelato va bene: si mangia volentieri, come tutti i cibi freschi e può sostituire la merenda, uno spuntino a metà mattinata. Il gelato fiordilatte contiene più calorie di quelli alla frutta: una confezione media di gelato (in genere pesa circa 70 grammi), se è fiordilatte contiene 150 calorie, ma, se invece è alla frutta 115. dopo questa breve occhiata alle calorie,  “buon gelato a tutti” e lasciate perdere le distinzioni fra quello artigianale o industriale, vanno bene tutti i tipi.

Ecco cosa mettere in valigia:

  • un flacone di disinfettante, i tipi migliori sono i derivati dell’ammonio quaternario
  • repellente per gli insetti
  • una confezione di ghiaccio sintetico che determina il raffreddamento della zona colpita in caso di trauma
  • cerotti medicati, pronti all’uso, di varie dimensioni
  • garze sterili in confezione monouso
  • tesserino sanitario
  • termometro
  • paracetamolo.

 

EVIDENCE. 

Non c’è motivo di usare il termine inglese perché in italiano si traduce: viene tradotta come “evidenza” (è un falso amico), ma, in realtà, la traduzione giusta è “prova”. In alcuni casi si aggiunge “di efficacia”.

EVIDENCE BASED MEDICINE.

Non c’è motivo di usare il termine inglese perché in italiano si traduce: medicina basata sulle prove. In alcuni casi si aggiunge “di efficacia”. L’evidence-based medicine cioè la medicina basata sulle prove d’efficacia  è il metodo per   capire quando i risultati di una ricerca siano da  poter essere applicati alla vita quotidiana oppure siano un “indizio” solo una curiosità.

I voti alla ricerca. I risultati di una ricerca scientifica si devono sempre riferire a  uno dei 9 livelli  previsti dall’evidence-based medicine descritti di seguito. Più ci avviciniamo al  nono livello,cioè al massimo più la ricerca è attendibile(dal 6 in poi). All’opposto gli studi che si collocano nei primi 5 livelli sono principalmente un materiale di studio per i ricercatori,ma difficilmente possono condizionare le abitudini  della società:si rischia di fare” sacrifici inutili”.
-1° livello: ci sono gli studi o gli esperimenti condotti in laboratorio,per esempio al microscopio.
-2°livello: le ricerche sono effettuate negli esseri viventi,ma non nell’uomo,cioè negli animali.
-3°livello: vanno posti i giudizi sulle ricerche espressi  dai singoli studiosi.Il limite è che le conclusioni sono affidate a un giudizio soggettivo.
-4°livello: le indicazioni che si possono trarre da singoli casi,
-5°livello: quando questi casi  sono  numerosi.In questa situazione il ragionamento è semplice:un fenomeno  in una singola persona ,si può verificare appunto per”caso”,ma quando  lo stesso fenomeno si presenta spesso è probabile che ci sia  una ragione comune a provocarlo.
-6°livello: si entra in un sempre maggior livello scientifico.I risultati che abbiamo ottenuti secondo i criteri del punto precedente vengono confrontati con quelli  che si rilevano in un gruppo con caratteristiche simili a  quello esaminato.Per capire, se nella scuola di una grande città si scopre  che  il 10% dei bambini ha i denti cariati , si dovrà controllare in una scuola simile per numero di alunni,ambiente socio-economico,inquinamento… quanti bambini hanno i denti cariati.Se i dati coincidono si può concludere che i bambini di quella fascia di età ha i denti cariati nel 10%dei casi.In caso contrario si dovrà capire i motivi della differenza.
-7°livello: in più che al livello precedente,le stesse persone studiate non vengono esaminate solo al momento in cui vengono raccolti i dati,ma continuano a essere osservate nel tempo.Spesso vengono analizzati i dati  anche riferiti a molti anni.
-8°livello: viene studiato sempre un gruppo di persone,ma la scelta non è  più affidata al caso,per esempio gli alunni di una scuola.Il gruppo viene composto “artificialmente”,prendendo un determinato numero di persone per ogni componente della società.
In questo modo il campione  rappresenta   uno specchio valido della realtà

EXANGUINOTRASFUSIONE.
(vedi Ittero fisiologico)

EXANTEMA SUBITUM.
(vedi Sesta malattia)

 
 
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